La Nuova Sardegna

Il progetto

Massimiliano Diana, il fotografo che racconta le vite degli altri: gente comune incontrata per strada diventa protagonista sui social

di Carolina Bastiani
Massimiliano Diana, il fotografo che racconta le vite degli altri: gente comune incontrata per strada diventa protagonista sui social

Inaugurato circa due anni fa, il format tratta anche di disabilità e disturbi dell’apprendimento

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Cagliari Lo stretto legame con la propria casa, che fa commuovere pensando a chi ci abitava. Ma anche le conseguenze della droga o le difficoltà della vita da marinaio. O ancora, consigli per i giovani da chi ha fatto già tante esperienze o progetti di quegli stessi giovani per il proprio futuro. Queste sono solo alcune delle oltre cento storie raccolte per strada che Massimiliano Diana, trentaquattrenne di Cagliari, ha raccontato sul suo profilo Instagram diem.visuals attraverso video e fotografie, muovendosi tra la Sardegna – soprattutto – e la penisola. C’è pure un cagnolino che gli offre una birra. Storie di vita ordinarie e straordinarie che però, per Massimiliano, sono tutte belle allo stesso modo per il loro potere di arricchire lui e il suo pubblico. Grazie a questo progetto, poi, si sono scatenate gare di solidarietà verso le persone più in difficoltà e con il tempo le tematiche affrontate si sono ampliate: oggi, per esempio, Massimiliano racconta anche di salute mentale, disturbi del neurosviluppo e disabilità. Insomma, attraverso il format, riesce anche a fare sensibilizzazione.

Sensibilizzazione

«Io nasco fotografo – si racconta – quindi nel 2022 ho iniziato facendo fotografie, ritratti. Solo che non erano mai solo foto, perché con le persone mi piaceva parlarci e così ho inaugurato il format con i video». Uno dei primi è stato quello con un senza tetto di Cagliari. «In molti, dopo aver ascoltato la sua storia, gli hanno portato qualcosa. Una fan gli ha anche mandato un libro sugli ufo perché lui è appassionato». E così, da subito, si è creata una dinamica di sensibilizzazione e solidarietà. «Tutto questo ha impreziosito loro, me e il pubblico – continua – Io sono convinto che non per forza il bene debba essere fatto in silenzio. Si fa e basta, anche per dare l’esempio».

Grazie alla visibilità, poi, alcune storie hanno avuto un vero e proprio lieto fine. «Mi sono imbattuto in un uomo che aveva bisogno d’aiuto – racconta – Grazie al video la sua famiglia l’ha visto dopo trent’anni ed è stato ammesso ad un centro di recupero per alcolisti». Ma non solo, Massimiliano ha anche incontrato un giovane che era fuggito di casa: sempre grazie al video la sua famiglia dalla Germania ha potuto rintracciarlo.

Racconti social che, dunque, possono avere un impatto notevole. «Ho capito la potenza sociale del format e mi sono detto che avrei potuto sfruttare la visibilità per aiutare, per fare sensibilizzazione». E così, per esempio, tra gli ultimi video, ne compaiono molti legati all’Adhd. «Non si tratta di un progetto didattico – spiega – ma di un modo per dare voce a chi ha questo disordine. A chi, per esempio, ha sofferto per una diagnosi tardiva. Ma anche per verificare la conoscenza generale sulla tematica». Un altro argomento trattato è la disabilità. «Lo faccio con molta delicatezza e genuinità – dice – Ho coinvolto mio fratello che è disabile e con lui faccio molte cose. L’ho portato a incontrare Babbo Natale e a vedere la macchina di Ritorno al futuro e ogni volta registro le sue emozioni».

Il progetto

«Credo che la forza di questo format – continua – sia la sua eterogeneità. Posso parlare con tutti e di tutto. Per questo non ho voluto dargli un titolo, perché sarebbe stato limitante». In realtà, però, Massimiliano un titolo l’ha dato, ma solo a una sezione precisa del progetto. «“377 ritratti per 377 Comuni”: ho deciso di dare un volto a ogni Comune della Sardegna. Ho già iniziato e sono a quota quattordici». In tutto questo, poi, è facilitato dalla buona disposizione dei passanti che incontra e che ferma per strada.

«Io credo di essere o bravo o fortunato – dice – Dopo aver superato anche io il mio imbarazzo iniziale, la maggior parte delle persone a cui mi avvicino si racconta con serenità. Tutto dipende dalla cautela con cui spiego il progetto e la sua genuinità. All’inizio era un po’ difficile, ma ora che mi conoscono si fidano». E molti aspettano l’appuntamento con il video, che ora esce una volta a settimana. «In tanti mi scrivono dicendo che si commuovono ogni volta, a ogni storia. Il mio obiettivo – conclude – è creare una routine quotidiana, portando sempre più testimonianze dall’isola, ma anche dall’Italia e del resto del mondo”.

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