La Nuova Sardegna

Afni Sardegna

Fra cielo, mare e terra: dalle aquile ai delfini, fino ai mufloni e i fiori nei preziosi scatti dei fotografi naturalisti – LE IMMAGINI

di Ilenia Mura

	<strong>Emilio Melis </strong>- muflona con il suo piccolo mufloncino&nbsp;
Emilio Melis - muflona con il suo piccolo mufloncino 

Emerenziana Zuddas: «Documentiamo bellezza e fragilità, per trasmettere un importante messaggio di tutela»

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Cagliari «I fotografi che si avvicinano all’associazione sono sempre mossi da un forte amore per la natura, consapevoli che il rispetto per gli ambienti naturali e per le piante e gli animali che ci vivono, viene prima di qualsiasi scatto. L’etica del fotografo naturalista scaturisce dalla profonda conoscenza del soggetto, che ne consente la ripresa senza arrecare alcun disturbo o danno». Parole di Emerenziana Zuddas, da 3 anni alla guida dell’associazione fotografi naturalisti della Sardegna (Afni) spesso al fianco di enti e organizzazioni impegnate nella conservazione della natura (fra Wwf, Lipu, Agenzia Forestas) con l’obiettivo di «documentarne bellezza e fragilità, per trasmettere un importante messaggio di tutela».

Li chiamano sentinelle della natura. Per ore, giorni, settimane, vivono mimetizzati fra gli arbusti della macchia mediterranea nell’attesa, trepida, di scattare la loro foto perfetta. Senza fiatare, con pazienza, attendono il passaggio dei mufloni. O stanno a pancia in giù nelle falesie a strapiombo sul mare, fino a quando il cuore comincia a battere forte appena i falchi della regina fanno le capriole in volo, proprio davanti al teleobiettivo che inquadra i rapaci mentre giocano fra le nuvole, senza badare ai velocissimi clic della fotocamera digitale di ultima generazione. E poco importa se per acquistarla si sono indebitati fino al collo e di più, quando in conto c’è da mettere tanta altra attrezzatura anche per chi scatta negli abissi del mare.

Bombole, mute da sub, pinne e occhiali per chi sta in acqua. Faretti, ombrellini, capanni e tende mimetiche, treppiede, binocoli, telescopi e via elencando, per chi scatta dalla battigia in su. Nei boschi, fra le zone umide, fino alle vette, nel regno delle aquile

È la vita del fotografo naturalista, bellezza. In Sardegna sono 60 quelli iscritti con orgoglio all’associazione nazionale Afni: «La nostra sezione regionale è quella più numerosa d’Italia», sottolinea Zuddas. Il più giovane ha 15 anni: «Ian Serci di Sanluri». Il veterano è Gian Giorgio Crisponi, 85 anni, di Cagliari. 

«Per quelli della mia generazione, cresciuta sfogliando gli album dei ricordi – racconta Emerenziana Zuddas, 49 anni di Arborea – l’amore per la fotografia fa parte del Dna. Io adoro i fiori e ho una grande passione per le orchidee. In uno scatto raccontiamo emozioni vissute, fissando la bellezza di un prato in primavera o la vita di un animale nel suo periodo riproduttivo. Il nostro dovere, poi, è tutelare flora e fauna, per questo ci sono regole rigide da rispettare».

Giovani e meno giovani, uomini e donne. Fra cielo, mare e terra. Macchina digitale al collo, gli scatti immortalano aquile in volo, libellule che si posano sugli steli d’erba, cervi innamorati, orchidee selvagge, sconfinati campi di papaveri, polpi in cerca di cibo, delfini che giocano a pelo d’acqua, minuscoli nudibranchi di cui pochi conoscono l’esistenza. La notte, quando si attende l’alba, c’è chi fotografa meravigliosi cieli stellati. I viaggiatori, le magiche aurore boreali, nel nord dell’Europa.

Quando il sole sorge, fra i monti, o si tuffa al tramonto, dentro il blu cobalto del mediterraneo, il silenzio è rotto dal gorgheggio di un’aquila che si lava le piume o dal fruscio delle foglie secche calpestate dagli eleganti esemplari del cervo sardo. E loro sono già lì che attendono, senza batter ciglio, resilienti ai moscerini pestiferi che ronzano intorno al naso o ai fastidiosi morsi delle zanzare, quando l’umidità prende il posto dell’arsura estiva, mentre il cielo si trasforma in uno spettacolare quadro naif dai rosseggianti colori.

Top secret i luoghi dove si riproducono i meravigliosi protagonisti degli scatti: «Ce lo impone la deontologia – spiega Emilio Melis, 68 anni di Fonni – ma il discorso vale per tutti gli animali in fase di riproduzione. Per riuscire a fotografarli serve pazienza e tanti chilometri da fare».

Dalle aquile ai mufloni: «Sul Gennargentu li ho monitorati per settimane, studio gli spostamenti fino a quando non individuo i luoghi dove si fermano o, nel caso dei mufloni, dove passa il branco. A quel punto organizzo l’appostamento. Per portare la foto perfetta a casa ci vogliono comunque mesi di fatica e sudore. Capita di scattarne due buone, in un anno, su mille». Dopo una lunga attesa e mimetizzandosi nell'ambiente selvaggio del monte Gennargentu, Emilio Melis ha ripreso un momento di grande intimità e tenerezza tra la mamma mufla e il suo piccolo mufloncino.

Marco Corda, 30 anni di Dolianova, ha la passione per i rapaci: «Il giorno del mio trentesimo compleanno avevo deciso di festeggiare con la mia fidanzata sulle falesie dell’isola di San Pietro, a Carloforte, sotto i teli mimetici. Poi sono arrivati i falchi della regina e ho cominciato a scattare: è stato bellissimo, ho vinto anche il primo premio di un contest internazionale».

A piedi lungo le mulattiere. Ma anche nei fondali, a nuoto fra gli abissi. «La nostra passione ci consente di documentare specie spesso sconosciute come per esempio i piccoli molluschi nudibranchi che fotografo sui fondali dell’Oristanese», svela Federico Pastore, 70 anni, livornese trapiantato a Narbolia per amore: «Ho sposato una sarda».

Fra i soci Afni c’è chi vola anche all’estero. Claudia Dessì, 36 anni di Sarroch, guida naturalistica, è tornata in Sardegna dopo un magico incontro con le pulcinelle di mare, quando dopo il lungo inverno rientravano in Irlanda per nidificare: «Questa passione ha il potere di rendermi felice – confessa – anche se devo ammettere di aver provato una grande emozione nel ritrovarmi a due passi dai maestosi grifoni, liberi in volo fra gli affascinanti e selvaggi paesaggi naturalistici della nostra isola. È un’immagine che non si può descrivere se non fermandone un istante che rimarrà per sempre davanti ai nostri occhi». Come quella dei loro eleganti volteggi che mostrano una impressionante e maestosa apertura alare. 

Ma essere fotografo naturalista significa anche avere un ruolo di tutela ambientale. Si cammina per prati, monti e colline. E si va sott’acqua, monitorando la salute dell’ambiente e delle specie che lo abitano. Mirko Ugo, durante una immersione a La Maddalena, dove vive: «Era settembre, tra due isolotti la corrente era forte e le meduse cassiopea sfilavano una dopo l’altra, spesso accompagnate da tanti piccoli pesci pelagici. Purtroppo non erano sole, era difficile inquadrare con la GoPro senza includere, nelle immagini, la plastica che navigava con loro». 

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