La Nuova Sardegna

L’analisi

Meno negozi nel cuore delle città, boom di b&b e ristoranti: come cambia il commercio in Sardegna – Il caso Sassari

di Massimo Sechi

	Serrande abbassate nel centro storico e turisti a passeggio
Serrande abbassate nel centro storico e turisti a passeggio

Solo Olbia ha il segno più su tutto, nel capoluogo turritano le strutture ricettive sono triplicate. E c’è la sorpresa Tempio

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Sassari Sempre meno negozi e sempre più bar, ristoranti e attività ricettive nei centri storici. Dal 2012 al 2025 i dati di Confcommercio disegnano uno scenario che vede da un lato la crisi sempre più nera del commercio al dettaglio e dall’altro le attività di somministrazione e quelle legate all’accoglienza che registrano un incremento progressivo.

I numeri

I numeri come sempre parlano molto chiaro: negli ultimi 13 anni le città capoluogo di provincia dell’isola hanno perso complessivamente 1.096 negozi al dettaglio. Una contrazione del 17,2% che descrive una situazione fatta di bilanci in rosso, ma anche di un cambiamento delle abitudini dei consumatori. A farne le spese sono soprattutto i centri storici, con oltre 500 serrande abbassate dal 2012. Dall’altra parte nello stesso periodo alberghi, bar e ristoranti hanno fatto segnare un più 19,3%. Ma nel centro delle città il dato più significativo è quello delle altre tipologie di alloggi, come i b&b che aumentano del 230%. La desertificazione commerciale si è accentuata soprattutto negli ultimi 6 anni. Dal 2012 al 2019 c’è stato con un calo progressivo, ma lento, del 5%. Nei successivi sei la discesa è stata rapidissima con ben 763 serrande abbassate, pari ad un meno 12%. In controtendenza il settore che raggruppa alberghi, bar e ristoranti, cresciuto del 17, 3% negli ultimi 13 anni, passando da 3.132 a 3. 676 imprese, con un incremento soprattutto di altre tipologie di alloggi, ad esempio b&b, che in tutti i capoluoghi fanno segnare impennate, in particolare, come detto, nei centri storici.

La geografia del commercio

Scendendo nel dettaglio dei singoli territori, le dinamiche sono molto diverse. Olbia si conferma l’eccezione alla regola: è l’unica città a chiudere il bilancio totale (commercio più ricettività) in positivo (+7,1%). Mentre il commercio cala in modo contenuto rispetto alla media regionale (-8, 8%), il settore turistico-ricettivo fa segnare invece un significativo +27,2%. Un aumento determinato dall’impennata di bad &breakfast passati dai 34 del 2012 ai 231 del 2025, e dei ristoranti, da 166 a 231 in 13 anni.

Cagliari perde il 12,6% dei negozi, ma il balzo della ristorazione e della ricettività è considerevole con un +22,4%. Anche in questo caso aumentano soprattutto le altre tipologie di alloggi che al centro passano da 28 a 113, oltre il 300%. In forte aumento anche i ristoranti (da 313 a 475). Sorprende invece il calo dei bar (dai 438 del 2012 ai 331 dello scorso anno).

Sassari perde attività al dettaglio per il 21,8%, ma anche qui si conferma il boom di b&b, quasi triplicati in 13 anni. Nel 2012 al centro erano solo 6, oggi se ne contano 26. Aumentano anche i ristoranti (da 156 a 189).

Leggi qui la storia di Lucia Saba, imprenditrice turistica di Sassari

Oristano si aggiudica la maglia nera per la desertificazione commerciale. Qui la perdita del dettaglio raggiunge il 28,9%. Una crisi che l’aumento moderato del settore ricettivo (+9,4%) non riesce a compensare. Nuoro segna una diminuzione del numero di negozi pari al 20% solo in parte a rilanciarsi con l’incremento di ristoranti (da 38 a 55), di alberghi (da 9 a 16), di altre tipologie di alloggi (da 7 a 24) e di ristoranti (da 38 a 65). Nei centri più piccoli come Carbonia e Iglesias, la crisi del commercio viaggia tra il -13% e il -23%, con Iglesias che negli ultimi 7 anni ha visto frenare bruscamente anche quel settore della ristorazione che sembrava poter essere la via di fuga.

Menzione speciale per Tempio, che pur perdendo molto nel commercio (-23,3%), registra la crescita percentuale più alta nel settore ricettivo (+39,2%), a dimostrazione di una vocazione territoriale che prova a resistere cambiando pelle. Dall’analisi emerge, quindi, che le città sarde sono sempre meno luoghi dove si fanno acquisti. Se da un lato l’aumento di bar, ristoranti e b&b porta vita e riqualificazione in molte zone, dall’altro la perdita dei negozi pone sempre più problemi seri in termini di servizi ai residenti.

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