A 82 anni il debutto da scrittrice con Feltrinelli: l’incredibile storia di Maria Spissu Nilson: «Questo romanzo l’ho sognato»
Ex insegnante di scuole elementari, ora esordisce con il suo primo volume “Sinnada”
È il caso di tirare fuori tutta la retorica sull’età che non conta. Cantavano bene sul palco di Sanremo Maria Antonietta e Colombre, «se tieni a mente siamo tutti debuttanti». Ecco, Maria Spissu Nilson è una debuttante che desta quantomeno curiosità. Domani esce il suo primo libro, “Sinnada”. Un esordio con i fiocchi: per Feltrinelli. A 82 anni. No, non c’è età per essere debuttanti.
Ex insegnante di scuole elementari con la passione per Saramago e Borges, che a 16 anni ha scritto i suoi primi racconti e poi non ha più avuto a che fare con la letteratura. O quasi.
Se il romanzo sarà anche un successo, lo dirà il tempo. Narra la storia di Lellena, una bambina che cresce «ignorata dalla madre e senza un padre» nell’entroterra rurale della Sardegna negli anni ’50. Un giorno si marchia una stella sulla fronte e in paese si diffonde la voce che Lellena sia una predestinata. Al centro della storia, l’incontro con un capitano di marina «il cui sguardo paterno riconosce in Lellena non un prodigio ma una persona».
Leggo dalle sue poche righe di biografia che vive in Liguria, quando ha lasciato l’isola?
«Un anno fa. Non avevo più legami di famiglia e ho deciso di venire a La Spezia».
Le piace?
«Moltissimo, ha qualcosa che mi riporta a Cagliari: il porto. Spesso cammino da casa al molo, fino al faro. Mia figlia si è sposata qui, ho deciso di spostarmi e starle vicino».
Lei di dov’è?
«Sono nata a Scano Montiferro».
Feltrinelli sta promuovendo il suo romanzo: un esordio letterario a 82 anni è curioso. Non aveva mai scritto prima?
«Sì, la passione c’è da sempre. Ho scritto dei racconti a sedici, diciassette anni, vennero pubblicati su dei settimanali nazionali».
E poi?
«Si va avanti con gli anni, ci si fidanza, ci si sposa, arrivano tante cose. Avevo provato a pubblicare a scopo sperimentale su Amazon, però non l’ho mai fatto seriamente. Ma ho continuato a scrivere».
Il suo romanzo racconta una storia sarda. Nei suoi scritti c’è sempre l’isola come sfondo?
«In quei primi racconti ero affascinata da altri luoghi, ne ricordo uno ambientato a Londra. Dove peraltro non ero mai stata (ride, ndr). Sulla Sardegna ho in realtà in mente di fare un lungo excursus».
Spieghi pure.
«La mia idea è di unire tre storie che creino un panorama del cambiamento culturale e storico della Sardegna: quella che pubblicai purtroppo su Amazon era ambientata ai tempi della prima guerra mondiale, “Sinnada” riguarda il periodo post seconda guerra mondiale, e poi una terza sull’isola attuale».
La Sardegna di oggi è molto diversa?
«Tantissimo. Dagli anni ’60 i paesisono cambiati. Penso abbia avuto a che fare a un certo punto la televisione, ricordo i primi festival di Sanremo in bianco e nero e non tutti avevano il televisore quindi ci si riuniva in tanti nelle case di alcuni. E sono cambiati i giovani, per fortuna. I rapporti sociali, l’accettazione di diversità che prima non erano ben viste».
Cos’ha provato quando ha saputo della pubblicazione?
«Un’emozione grandissima. Con l’agenzia letteraria che mi rappresenta (Laura Ceccacci agency) abbiamo spedito il libro a diversi editori. Ognuno chiedeva di cambiare qualcosa, chi il finale, chi alcune pagine, non ero molto convinta. Poi si è presentata Feltrinelli. Pensavo non sarebbe mai arrivato questo momento magico».
Com’è nato questo libro?
«Durante un viaggio con mio marito, nei Paesi Baschi. Abbiamo visitato San Sebastian, i musei, poi abbiamo visto le sculture di Chillida, “Pettine del vento”, con il mare che sbatteva su queste dita gigantesche di ferro arrugginito. A quanto pare avevo avuto un eccesso di stimoli, non voglio farla ridere, ma di notte mi è nata in testa questa storia. Ho pensato a questa bambina derelitta e a questo capitano di marina che vuole salvarla perché la trova in stato di selvatichezza».
Era un’immagine familiare?
«Da bambina quella miseria l’ho vista: ho visto bambini affamati, anche nudi sulla neve, ma felici, mentre io li vedevo dalla finestra, chiusa in casa perché non mi permettevano di uscire. Tutta abbottonata, e ciò nonostante con la tonsillite o la febbre (ride)».
Eravate molto legati, lei e suo marito?
«Ci siamo incontrati quando io avevo 20 anni, lui 27. Era statunitense, svedese di seconda generazione. Nilson. Ci siamo sposati due anni dopo e abbiamo sempre vissuto a Cagliari. Faceva il traduttore all’università di Cagliari. È mancato nel 2021. Era una persona molto dotta, David».
Prima di questo romanzo cos’ha fatto per tutta la vita?
«L’insegnante di scuola primaria, ho fatto studi di lingua, e con mio marito abbiamo viaggiato molto. Non abbiamo scalato l’Everest, ma abbiamo visitato molti luoghi, spesso andavamo negli Usa. Da ragazza facevo lunghe scalate nel Montiferru però, con mio padre. Mi insegnava a prendere la mira e a sparare per andare a caccia».
Quando legge, cosa legge?
«Mi tengo aggiornata sulle uscite dei sardi. Come Fois, spero vinca il Premio Strega. Ho sempre letto Giulio Angioni, che era un amico, mi ha insegnato parecchio. Ma il mio scrittore preferito è portoghese: José Saramago, ho tutti i libri, lo amo moltissimo. Poi Borges e gli scrittori latinoamericani».
Tra poco esce il suo libro, conta i giorni?
«Sì, lo ammetto».

