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L’antifascista “Mariannedda de sos bator moros” sbarca a Roma

di Luciano Piras
L’antifascista “Mariannedda de sos bator moros” sbarca a Roma

Il Gremio dei sardi porta in scena il monologo di Clara Farina su Marianna Bussalai, regia di Ignazio Chessa

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Roma Da Nuoro a Sassari, a seguire Oliena, Padru, Villamassargia, Castelsardo, Ovodda. Adesso anche oltre il Tirreno: a Roma, in primis, e poi ancora altre tappe in programma qua e là nella penisola. Il viaggio di “Mariannedda de sos bator moros” allarga l’orizzonte. Soprattutto dopo il recente successo incassato nella Capitale, al teatro Aurelio. È qui, per volontà del Gremio dei sardi, che è andato in scena l’atto unico di Clara Farina, regia di Ignazio Chessa, dedicato alla storia di Marianna Bussalai, sardista della prima ora, di Orani, classe 1904. Poetessa, antifascista e femminista, fin da giovanissima sposò la causa politica di pilastri come Antonio Gramsci, Emilio Lussu e Camillo Bellieni. Scenografia e costumi di Fabio Loi, il monologo di Farina, interamente in sardo, riscopre e valorizza «una figura femminile straordinaria dell’entroterra nuorese, una coraggiosa eroina, che ha saputo difendere valori eterni dell’umanità», aveva detto Stefano Lavra, presidente dell’Isre, alla vigilia della prima assoluta nell’auditorium “Giovanni Lilliu” del Museo del Costume di Nuoro, il 17 gennaio 2025.

«Clara Farina è stata bravissima» garantisce oggi Antonio Maria Masia, presidente del Gremio dei sardi di Roma. «Clara Farina è riuscita a dare ai presenti, anche a quelli, ed erano almeno la metà, non sardi, una palpabile emozione, scioltasi a conclusione in lunghi e convinti applausi». Ad aiutare il pubblico “continentale”, il libro appena uscito per le edizioni Insula, “Mariannedda de sos bator moros”, e donato ai presenti dallo stesso Masia, che ne cura la traduzione in italiano. «Gràtzias meda – sono le parole dell’attrice di Bulzi – a totu sos continentales chi non cumprenden su sardu chi ant sighidu e apretziadu un’ora e mesa de ispetàculu mustrende interessu mannu. «Grazie a tutti i “continentali” che non capiscono il sardo ma che hanno seguito e apprezzato molto un’ora e mezza di spettacolo».

«Marianna Bussalai si è appalesata così, grazie a Clara Farina, con tutta la sua forza, tenerezza e coraggio» sottolinea Anna Laura Bussa, giornalista, pronipote di Mariannedda, presente in sala con alcuni familiari della “passionaria” sarda. Bussa ha ricordato anche la parentela della politica oranese con l’attore Ubaldo Lay, figlio di suo fratello Salvatore, noto per aver interpretato il tenente Sheridan nella Rai degli anni ’60 e già socio d’onore del Gremio. Tra i presenti, in un affollatissimo teatro Aurelio, anche la presidente dell’Udi, l’Unione donne in Italia, l’orunese Vittoria Tola. «Il femminismo di Marianna Bussalai e il suo impegno politico – chiude Antonio Maria Masia – rendono questa sarda estremamente attuale. In un periodo così buio e pieno di guerre, c’è bisogno di ricordare figure come la sua che hanno fatto della libertà e dell’indipendenza la propria bandiera».

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