Cani, gatti e diete su misura nella ciotola: «Se mangiano meglio, vivono più a lungo» – I consigli della nutrizionista
Al lavoro nel suo ambulatorio, tutti i cibi da evitare: «Divorerebbero di tutto, ma non cedete»
Sassari Sono il risultato di anni di evoluzione: quegli occhioni con cui i cani implorano il cibo da sotto al tavolo sono irresistibili. Mangerebbero di tutto, gli “onnivori opportunisti”, ma non bisogna cedere. Il gatto, invece, è più selettivo, è un “carnivoro obbligato” e può votarsi anche al digiuno se il cibo non è adatto. Ecco perché la loro ciotola andrebbe riempita in un certo modo. A spiegare come è Alessandra Usai, biologa nutrizionista 28enne originaria di Nuoro, con un master in nutrizione clinica e una specializzazione in alimentazione per animali. Lei ha deciso di seguire cani e gatti e in Sardegna è l’unica ad occuparsene. Per loro, anche in collaborazione con i veterinari e a supporto del trattamento medico, prepara piani su misura. Proprio come fa con gli umani. L’attenzione, la cura e il rispetto sono gli stessi, così come lo scopo: migliorare la qualità della loro vita. Dal metabolismo alla pelle, dai denti all’alito fino ai comportamenti. Ma anche prevenire e evitare certe malattie croniche, come quelle cardiache o il diabete. «Quello che immagino per la Sardegna – dice la dottoressa Usai delineando un vero e proprio manifesto – è un futuro dove anche gli animali siano longevi come le persone. E il loro benessere deve partire dalla ciotola».
L’importante è affidarsi ai professionisti, per evitare errori e trascinarsi in abitudini sbagliate, spesso motivati con “è solo un cane, è solo un gatto”. Fondamentale, dunque, la collaborazione dei proprietari. La visita Il primo passo è la visita e la prima ad affidarsi alle sue cure è stata una bassottina con diverse allergie. E piano piano sono arrivati anche altri clienti a quattro zampe. Qualcuno entra nello studio più disinvolto: soprattutto i cani più socievoli. I gatti si fidano di meno, sono più timorosi. E infatti i tempi si allungano. «Ho un attrezzatura fatta apposta: una bilancia veterinaria, che tra l’altro è pesantissima, e un metro da sarta con cui prendo le circonferenze». E se la difficoltà è la stessa che si ha nel mettere la pettorina al cane è tutto un programma. E poi si valuta età, razza, attività fisica, abitudini, presenza di patologie e allergie. «Ogni animale è diverso dall’altro e ha esigenze precise come le persone. E con l’età queste esigenze cambiano». E così si inizia a entrare nel magico mondo delle convinzioni sbagliate, che molto spesso circolano in rete e plasmano le diete “fai date”. Il primo diktat è che cani e gatti anziani debbano mangiare di meno. «È l’esatto contrario. Devono mangiare di più e meglio per proteggere i muscoli, i reni, il cervello». E rallentare l’invecchiamento. Sì, l’invecchiamento si può rallentare pure per loro e si può fare anche attraverso il cibo.
«Polifenoli, acidi grassi e alghe vanno a proteggere il cervello e a prevenire la disfunzione cognitiva senile. Ma si possono integrare anche antiossidanti e omega 3, molto importanti, per esempio, per le articolazioni». Insomma, invecchiare bene e con la mente lucida dipende per l’80% da ciò che finisce nella ciotola. «Ci sono diversi tipi di piano alimentare, dalle pratiche crocchette, all’umido fino alle diete casalinghe in cui si cucina per il proprio animale; l’importante è che tutto sia bilanciato per evitare carenze nutrizionali. Io non preparo una semplice ciotola, io preparo uno scudo protettivo».
Errori Ma cosa non ci deve finire in questa ciotola? Qualcuno, soprattutto, gli affezionatissimi a certe abitudini, resterà deluso dalla risposta. Innanzitutto, agli amici a quattro zampe non vanno dati gli avanzi. «Sull’isola c’è una lunga tradizione rurale secondo cui, soprattutto il cane, sta bene mangiando quello che c’è. Spesso gli si dà il pane bagnato, piatto tipico della dieta dei cani pastore, ma non è adeguato: troppi carboidrati che non sono essenziali e grave scarsità di microelementi che invece lo sono, come zinco e omega 3. Quindi la tradizione non va cancellata, ma deve evolvere». E poi no, benché si vogliano condividere con loro non solo il divano, le passeggiate e i giochi, ma anche i vizi, non è pensabile dargli alcol e dolci.
«Ho incontrato un proprietario che al cane dava vino e dolci e poi insieme si facevano l’insulina. Il cioccolato poi è assolutamente tossico». Grande rischio anche con le carni crude. Tra le più pericolose quelle di maiale e di cinghiale, che espongono il cane al virus Aujeszky, letale e senza cura. Altro errore comune, pensare che il gatto e il cane siano uguali dal punto di vista alimentare. «Il gatto – spiega – discende da predatori desertici e quindi beve pochissimo; l’acqua che gli serve la assume dal cibo e non può mangiare esclusivamente quello secco: le crocchette, per esempio, hanno solo il 10% di umidità e non è sufficiente, causerebbero una disidratazione cronica».
Curiosità Tutto, dunque, dipende da ciò che c’è dentro la ciotola. Se l’alito è pesante potrebbe essere per una cattiva digestione e se l’odore del pelo è troppo forte non è normale. «La dieta incide anche sull’iperattività. Esiste anche nei cani e nei gatti l’asse cervello-intestino: se sono iperattivi significa che mangiano troppi zuccheri». Gatti e mondo vegetale Ma alla dottoressa Usai è capitato anche che le chiedessero diete vegetariane o vegane per gli amici a quattro zampe. «Io dico di no in entrambi i casi – spiega – ma mentre per i cani, che sono “onnivori opportunisti” e si sono evoluti accanto all’uomo, potrebbe anche essere pensabile, nel caso dei gatti sarebbe un maltrattamento nutrizionale. È biologicamente impossibile ma anche crudele: gli mancherebbero nutrienti vitali come la taurina, che nel mondo vegetale non esiste. La sua assenza può causare cecità». I gatti potrebbero letteralmente rifiutarsi di mangiare e andare incontro a conseguenze molto serie anche dopo uno o due giorni di digiuno.
