Maestra a processo per maltrattamenti, alunni puniti e umiliati
Dalle testimonianze dei genitori emergono punizioni ritenute umilianti e comportamenti aggressivi. Nove famiglie si sono costituite parti civili
Torino È approdato in aula nel Torinese il processo a carico di una maestra di 66 anni, accusata di maltrattamenti nei confronti degli alunni di una scuola elementare. Il procedimento vede coinvolto anche il ministero della Pubblica istruzione come responsabile civile. Al centro del dibattimento le modalità educative adottate in classe, ricostruite attraverso le testimonianze dei genitori. La vicenda, raccontata dal Corriere della Sera, ruota attorno a una serie di comportamenti segnalati dalle famiglie e ora al vaglio dei giudici. Il caso arriva dopo una seconda segnalazione, mentre una precedente indagine, condotta con intercettazioni ambientali dei carabinieri, si era conclusa con una richiesta di archiviazione.
Le accuse della Procura
Secondo l’impostazione dell’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Livia Locci, la maestra avrebbe tenuto atteggiamenti reiterati e aggressivi nei confronti dei bambini. Tra i comportamenti contestati figurano rimproveri frequenti, spesso urlati e a distanza ravvicinata, oltre a punizioni come l’obbligo di restare in piedi per diversi minuti, anche durante le attività di scrittura. In alcuni casi sarebbero stati fatti paragoni denigratori tra alunni, con effetti di timore, disagio e umiliazione.
Gli episodi contestati
Tra i fatti specifici riportati negli atti, una bambina sarebbe stata strattonata per un braccio e afferrata per i capelli, con urla ravvicinate al volto. Un’altra alunna sarebbe stata trascinata davanti alla cattedra dopo essersi lamentata di prese in giro, mentre l’insegnante avrebbe invitato i compagni ad alzare la mano se si fossero sentiti offesi da lei. Le testimonianze dei genitori parlano di un clima difficile: una madre ha descritto quell’anno scolastico come un periodo vissuto «cercando di portare a casa la pelle». Il figlio, oggi alle medie, è stato seguito da un neuropsichiatra infantile che ha diagnosticato disgrafia e disortografia. In totale nove famiglie si sono costituite parti civili.
Le modalità educative contestate
Nel corso delle udienze sono state descritte anche alcune pratiche ritenute anomale: dalla sospensione dell’intervallo con obbligo di ascoltare musica classica, potendo parlare solo dopo aver riconosciuto i brani, alla richiesta di chiedere in inglese il permesso per andare in bagno. Altri episodi riferiti riguardano la rimozione degli addobbi natalizi per la scomparsa di una borraccia e discussioni in classe sul tema della morte, affrontato anche attraverso filastrocche cantate dagli alunni. In caso di litigi, i bambini venivano invitati a chiarirsi “sotto il calendario”.
La difesa e il contesto
La difesa respinge le accuse. L’avvocato Stefano Caniglia sostiene che l’insegnante sia «serena» e pronta a dimostrare l’infondatezza dei fatti contestati, descrivendola come una docente appassionata e con un metodo didattico originale, non condiviso da tutti. Tra i genitori, infatti, si sarebbe creato un clima di divisione, con posizioni opposte sull’operato della maestra. Un’ex rappresentante di classe ha riferito di aver lasciato l’incarico proprio per le tensioni interne.
Un processo complesso
Il procedimento, davanti al collegio presieduto dal giudice Federica Florio, con Elena Rocci e Giovanni Grasso a latere, si annuncia articolato. In aula saranno ascoltati nuovamente anche gli alunni, oltre ai genitori già sentiti nelle fasi preliminari.
