Il volo per Alghero si trasforma in un incubo, oltre 24 ore di ritardo senza spiegazioni: «Trattati come topi, senza neanche acqua»
Il sassarese Emanuele Tressoldi: «Ho avuto un attacco d’ansia»
Disagi, paura e ore di attesa senza informazioni. È l’ennesima testimonianza di voli da incubo. A raccontarla questa volte è Emanuele Tressoldi, 26 anni di Sassari, rimasto bloccato a Barcellona dopo un volo, quello di ieri 1 aprile, Ryanair diretto ad Alghero che non è mai partito nei tempi previsti, e anzi, per adesso non è proprio partito.
«Avevamo il volo alle 22 - racconta - ma siamo saliti già in ritardo, senza che nessuno ci spiegasse cosa stesse succedendo». Una volta a bordo, la situazione è rapidamente degenerata. I passeggeri sono rimasti seduti per lunghi minuti, poi per oltre un’ora, senza aggiornamenti ufficiali. Solo dopo circa novanta minuti è arrivata la comunicazione del comandante: problemi tecnici ai freni, con l’intervento necessario degli ingegneri.
Nel frattempo, a bordo cresceva la tensione, racconta il giovane. «Nessuno ci ha dato nemmeno un bicchiere d’acqua per tranquillizzarci, la gente ha iniziato a innervosirsi, c’erano schiamazzi e confusione». L’attesa si è protratta fino a tarda notte, quando ai passeggeri è stato finalmente chiesto di scendere dall’aereo. All’esterno, la scena era tutt’altro che rassicurante: presenti Guardia Civil e vigili del fuoco.
Trasferiti con un bus all’interno dell’aeroporto la situazione non è migliorata: «Non c’era niente da bere o da mangiare, a quel punto mi stava venendo un attacco d’ansia», racconta il 26enne. Il personale ha inizialmente parlato di un volo alternativo, facendo rifare i controlli di sicurezza a tutti i passeggeri, nonostante non fossero mai usciti dall’area aeroportuale.
Ma la speranza è durata poco. «Erano ormai le 5 del mattino quando, dopo aver rifatto tutti i controlli, ci hanno detto che quel volo in realtà non esisteva». Un annuncio che ha esasperato ulteriormente gli animi. I passeggeri sono stati costretti a ripercorrere più volte gli spazi dell’aeroporto, in cerca di indicazioni chiare.
Solo successivamente è arrivata la promessa di una sistemazione in hotel, ma anche in questo caso l’organizzazione si è rivelata caotica. «Dopo un’altra mezz’ora di controlli ai biglietti siamo rimasti fino alle 5.30 buttati per terra in aeroporto, senza cibo né assistenza, con gli assistenti che parlavano in spagnolo senza che anziani, o altri italiani capissero», denuncia Tressoldi.
Il trasferimento negli hotel è avvenuto solo all’alba, dopo ore di disagi e senza certezze sulla ripartenza. «Dopo averci fatto fare il check-in e il check-out dall’hotel prestissimo, ci hanno riportato in aeroporto e per adesso siamo ancora qui. Dovremmo partire alle 22 ma aspettiamo», conclude. «Siamo stati trattati come topi».
