La Nuova Sardegna

Il caso

Esplode la polemica per il concerto di Pasquetta: «Sul palco un cantante condannato per violenza sessuale»

di Francesco Zizi
Esplode la polemica per il concerto di Pasquetta: «Sul palco un cantante condannato per violenza sessuale»

Nel mirino delle critiche la scelta dell’amministrazione comunale di Dolianova

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Dolianova Il concerto di Pasquetta a Dolianova si è trasformato in un vero e proprio caso. Al centro della bufera c’è il concerto del cantante colombiano Jay Santos, scelto come uno degli eventi principali a chiusura della settimana santa. Una decisione che ha incendiato i social, dove in tanti si chiedono come sia possibile affidare un palco pubblico - e simbolicamente legato a una ricorrenza religiosa - a un artista con una condanna per violenza sessuale alle spalle.

Il concerto

Il concerto rientra nel programma finanziato dalla Regione, che ha stanziato 500mila euro per sostenere gli eventi legati alla settimana santa. Il comune di Dolianova ha ottenuto 72 punti in graduatoria puntando su un cartellone “forte”, che include oltre a Jay Santos anche il dj e produttore Fargetta. L’organizzazione è invece stata affidata a un’agenzia e, secondo quanto emerso, il concerto avrebbe un costo di circa 10mila euro. Una cifra che da sola non farebbe notizia, anzi che farebbe emergere le ottime doti manageriali degli amministratori. Non fosse che il nome di Jay Santos, pseudonimo di Felipe Valenzuela, è diventato in poco tempo un detonatore di polemiche.

I fatti contestati

Valenzuela è stato infatti condannato dall’Audiencia Provincial de Madrid a sei anni di carcere per violenza sessuale, per fatti risalenti al 2017. Dopo la sentenza si rese irreperibile, vivendo per un periodo in latitanza tra Madrid e Malaga, protetto anche da persone a lui vicine. La sua cattura è arrivata solo nel 2021, al termine di un’indagine che ha permesso di localizzarlo.

I social

La polemica si è gonfiata rapidamente tra gruppi chiusi, locandine artefatte, profili fake, e cascate di commenti. Il punto, però, secondo chi ha criticato la scelta dell’amministrazione, resta uno: se è vero che la musica non si processa e che chi ha scontato la propria pena con la giustizia ha diritto al riscatto sociale, è altrettanto vero che le scelte artistiche parlano, a maggior ragione se è la scelta di un’amministrazione comunale e non di un privato. Ed è qui che scatta la frattura. Per molti, il segnale lanciato dall’amministrazione comunale suona stonato, perché trasforma un evento in qualcosa che rappresenta - volente o nolente - un’intera comunità.

«Il patrocinio non deve essere usato come un timbro decorativo – si legge in un commento -. È un atto politico! Significa dire: questo evento parla anche a nome della comunità che amministriamo».

Il commento del sindaco

A difendere la scelta dell’amministrazione, oltre al manager italiano dell’artista, è stato il sindaco Ivan Piras, che in un intervento su Facebook ha denunciato quella che definisce una “doppia morale”.

«C'è un punto  – scrive Piras – che questo ragionamento sfiora e che merita di essere detto con chiarezza. Troppo spesso, proprio coloro che si proclamano paladini dell'inclusione, della comprensione e dei diritti, sono gli stessi che — alla prova dei fatti - emettono le sentenze più dure. Senza appello. Senza possibilità di redenzione. È una doppia morale che pesa come un macigno. Perché è facile parlare di seconde possibilità in teoria, molto meno concederle davvero quando si tratta di persone in carne e ossa. E c'è di più. Non di rado, le stesse persone — ben riconoscibili nei contesti pubblici — si presentano con toni cordiali e apparentemente rispettosi, salvo poi nascondersi dietro profili falsi per attaccare, denigrare e diffamare. Attribuendo etichette in modo gratuito, strumentale e spesso apertamente diffamatorio. Una doppiezza che non è solo incoerente, ma profondamente vigliacca».

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