La Nuova Sardegna

L’allarme

Truffe digitali, l’ex re degli hacker Raoul Chiesa: «Siamo iperconnessi ma troppo poco attenti»

di Paolo Ardovino
Truffe digitali, l’ex re degli hacker Raoul Chiesa: «Siamo iperconnessi ma troppo poco attenti»

Lezione a Olbia per l’informatico che “bucò” il sito della Banca d’Italia. E oggi avverte: «I nostri dati personali sono preziosi sul web, stiamo attenti nel diffonderli»

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Sassari L’accesso alla rete ha smesso di guardare in faccia gli utenti. Davanti allo schermo siamo tutti uguali, tantissimi, di tutte le età e le provenienze. Assuefatti dalla velocità del caricamento delle pagine. Non leggiamo più nulla. Soprattutto le schermate che ci chiedono di accettare per proseguire, che ci dicono chiaramente che vogliono avere i nostri dati per permetterci di continuare a navigare. Offrici la tua geolocalizzazione, il tuo indirizzo mail e postale, le credenziali della tua app, e noi ti facciamo accedere al sito. E noi clicchiamo senza sosta. Siamo superficiali. O, detta in modo elegante, siamo «una società iperconnessa ma poco consapevole». Per questo le truffe online, da quelle d’oro a quelle da pochi euro, sono una giungla quotidiana. «Se il quadro globale appare complesso, è sul piano quotidiano che il fenomeno mostra il suo volto più diffuso. Le truffe online sono esplose negli ultimi cinque anni, colpendo indistintamente piccole e medie imprese, grandi aziende e cittadini». Siamo tutti possibili vittime: «Anziani, giovani, professionisti e famiglie. Si tratta di persone comuni, spesso inconsapevoli dei rischi reali. Eppure, queste truffe rappresentano soltanto la “punta dell’iceberg” di un sistema ben più articolato». A parlare è Raoul Chiesa, chiedere ai servizi segreti nazionali chi è: a vent’anni ha “bucato” il sito della Banca d’Italia. Ma non gli interessavano i soldi. Era un giovane informatico appassionato. Poi l’ha rifatto con sistemi militari internazionali. Fino a quando non si è beccato una condanna agli arresti domiciliari, senza computer e modem.

Raoul Chiesa era il re degli hacker ma è una pagina che ha voltato, adesso mette a disposizione le sue competenze per risolvere le grane di governi e imprese. È passato dalla parte dei buoni. E per gran parte dell’anno lavora e vive in Sardegna, nella Gallura costiera. Località top secret. «Proprio mentre cresce la dipendenza da dispositivi digitali e piattaforme online – spiega Chiesa – la consapevolezza dei rischi rimane limitata. Strumenti ormai indispensabili come Spid, Pec, Cns e i servizi di prenotazione online comportano la gestione quotidiana di decine, se non centinaia, di credenziali. Eppure pratiche basilari di sicurezza, come l’utilizzo di antivirus anche su dispositivi mobili, sono ancora poco diffuse».

Lo scenario non riguarda più solo l’anziano che ha poca dimestichezza con il touchscreen ma soprattutto i «nativi digitali». Che scrollano e scrollano ma di informatica sanno poco. Per Raoul Chiesa la soluzione è una: educazione digitale. Domani mattina 8 aprile sarà a Olbia per una lectio magistralis nell’aula magna del liceo scientifico Mossa. Incontro gratuito e aperto ad alunni, docenti, famiglie. Iniziativa che crescerà con il coinvolgimento di polizia, carabinieri, guardia di finanza e Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Per insegnare a riconoscere «nuove forme di criminalità digitale, come cyberbullismo, cyber estorsione e revenge porn, fenomeni che colpiscono in particolare le nuove generazioni». Qualcosa di molto più grande di noi: «I dati personali rappresentano oggi una risorsa di valore enorme. Non sono più soltanto “il petrolio del XXI secolo”: nel contesto attuale, nulla viene scartato. Qualsiasi informazione, dalle credenziali di accesso a un account Gmail o Spotify fino ai dati più sensibili, ha un mercato preciso all’interno del dark web, un vero e proprio “suk digitale», avverte l’ex hacker più famoso d’Italia.

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