La Nuova Sardegna

Il delitto

Il litigio nel bar del paese, lo sparo in faccia, la confessione: nove anni fa l’omicidio di Pietro Nieddu, nel giorno del suo compleanno

di Serena Lullia

	La vittima Pietro Nieddu e il funerale 
La vittima Pietro Nieddu e il funerale 

Alà dei sardi, il 9 aprile 2017 la discussione con Antonio Baltolu degenera in sangue. Nel 2018 la sentenza di condanna

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Alà dei sardi Un litigio nato per nulla, poi un colpo di pistola. Pochi minuti bastano per trasformare le ore che precedono i festeggiamenti della Domenica delle palme in tragedia. Il 9 aprile 2017, ad Alà dei Sardi, muore così l’allevatore Pietro Nieddu, nel giorno del suo 47esimo compleanno. Il compaesano Antonio Baltolu confessa dopo poche ore. La giustizia, un anno dopo, chiuderà il cerchio: omicidio volontario, ma senza premeditazione.

La notte che cambia tutto

È tarda sera quando davanti al bar in piazza del Popolo, a due passi dalla chiesa e dal municipio, si accende una discussione durante una gara di braccio di ferro. Non c’è nulla che faccia pensare a un epilogo violento. La lite, che sembra essersi sedata, si riaccende alle prime ore del mattino con un colpo di pistola. Pietro Nieddu viene raggiunto al volto. Cade a terra. I soccorsi sono immediati ma inutili. Alcuni testimoni hanno visto tutto.

Le indagini

Le indagini si muovono subito lungo una direttrice chiara. Non si tratta di un agguato. Gli inquirenti ricostruiscono una dinamica semplice e brutale: una discussione nata per futili motivi degenerata nel sangue. Nessun elemento che faccia pensare a una pianificazione, solo un’escalation rapidissima, tipica dei conflitti d’impeto.

La confessione poche ore dopo

La svolta arriva quasi subito. Antonio Baltolu, muratore di 27 anni, si presenta ai carabinieri della stazione di Ozieri con il suo avvocato e confessa. Nelle dichiarazioni spontanee conferma di aver avuto una accesa discussione con Nieddu, di essersi allontanato dal bar per poi ritornarvi e di avergli sparato dopo una colluttazione. Chiede perdono alla famiglia e ammette di essere pentito.

Il lavoro della Procura

La ricostruzione investigativa consolida quanto emerso nelle prime ore. La Procura di Tempio contesta l’omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, ma esclude la premeditazione. È un passaggio decisivo che orienterà anche l’esito processuale.

Il processo e lo scontro in aula

Il procedimento si celebra con rito abbreviato. L’accusa insiste sulla gravità del gesto: un colpo diretto, in un contesto pubblico, che non lascia margini sull’intenzionalità dell’azione. La difesa punta su altri elementi: la consegna spontanea, il pentimento, l’assenza di un piano. Due letture diverse della stessa sequenza, che però convergono su un punto: la responsabilità non è in discussione.

La sentenza

Il verdetto arriva nel 2018. Antonio Baltolu viene condannato a 17 anni di reclusione per omicidio volontario. Il giudice conferma l’assenza di premeditazione. La pena è inferiore alla richiesta dell’accusa, che aveva sollecitato l’ergastolo contestando all’imputato l’aggravante dei futili motivi.

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