Anziano accumula 65mila euro di debiti per amore, il giudice li cancella: «Soggetto fragile»
Si tratta del secondo caso in cui la normativa sul sovraindebitamento viene applicata
Un uomo di 70 anni ottiene una seconda possibilità dopo essere finito schiacciato dai debiti per una relazione rivelatasi ingannevole. Come riporta Repubblica, il tribunale di Perugia ha stabilito che potrà ridurre in modo consistente quanto dovuto, riconoscendo la sua condizione di fragilità emotiva. Si tratta del secondo caso in cui la normativa sul sovraindebitamento viene applicata a una vicenda legata, nei fatti, a una truffa sentimentale.
Una relazione nata online e diventata un incubo
Tutto comincia sui social, dove l’uomo conosce una donna molto più giovane. Entrambi romani, si incontrano e iniziano una relazione che lui vive come autentica, arrivando a immaginare un futuro insieme. Nel tempo, però, iniziano le richieste di denaro: prima contenute, poi sempre più rilevanti.
Il 70enne finisce per sostenere ogni spesa: dall’abito da sposa a presunti interventi chirurgici, fino a investimenti per attività e regali costosi. Convinto di costruire una vita in comune, prosciuga i risparmi arrivando a spendere tra i 150mila e i 200mila euro.
Debiti e isolamento dopo la fine della relazione
Quando il denaro termina, anche il rapporto si interrompe. La donna si allontana, lasciandolo solo e con una situazione economica ormai compromessa. Per far fronte alle richieste, aveva acceso prestiti per circa 65mila euro, diventati impossibili da restituire.
Nonostante quanto accaduto, l’uomo non ha mai denunciato. I suoi legali spiegano che era intrappolato in una forte dipendenza emotiva, una condizione che lo aveva portato anche a un tentativo di suicidio. Solo in seguito decide di cambiare vita e trasferirsi in Umbria.
La legge sul sovraindebitamento
A questo punto entra in gioco la normativa introdotta nel 2012 per aiutare chi non riesce più a far fronte ai debiti. La legge consente, in presenza di determinati requisiti, di riorganizzare i pagamenti, ridurre l’importo complessivo e bloccare le azioni esecutive, offrendo una via d’uscita a situazioni senza soluzione apparente.
In linea generale, però, l’accesso a questo strumento è escluso per chi ha contratto debiti con comportamenti considerati irresponsabili.
La decisione del giudice: niente colpa grave
Il nodo centrale era proprio stabilire se le scelte dell’uomo potessero essere considerate una colpa grave. Il tribunale ha escluso questa ipotesi, riconoscendo che le spese erano state sostenute in una condizione di forte vulnerabilità emotiva.
Per questo motivo il 70enne è stato ritenuto meritevole di accedere alla procedura, anche senza una denuncia formale per truffa. Il risultato è una riduzione significativa del debito: una parte verrà rimborsata con modalità sostenibili, mentre il resto sarà cancellato.
