La Nuova Sardegna

La denuncia

Costretto a lasciare la casa famiglia, si rivolge a un legale – Ecco che cosa è successo

Costretto a lasciare la casa famiglia, si rivolge a un legale – Ecco che cosa è successo

Il racconto dell’uomo che da giorni vive in auto e mangia dove capita

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Olbia Da alcuni giorni vive in macchina, mangia dove capita e porta avanti una battaglia che ora è diventata anche legale.

Giovanni Carzedda racconta la sua situazione dopo aver lasciato la casa famiglia in cui era stato accolto lo scorso 10 marzo. Era stato inserito nella struttura del centro servizi umanitari, che in questo periodo è stata trasferita a Marinella – dopo un primo periodo all’Hotel Moderno – a causa dei lavori di riqualificazione nella sede di via Canova, che dovrebbero concludersi la prossima estate. Si tratta di una sistemazione temporanea individuata per gli ospiti proprio per consentire gli interventi nella sede originaria.

«Mi è stato chiesto il pagamento di 680 euro, in base al regolamento comunale che prevede un contributo pari al 90% dell’Isee, suddiviso in dodici mensilità. E mi è stato anche spiegato che questa era la quota dovuta per la permanenza nella struttura. I Servizi sociali mi hanno proposto di dividere la somma in due rate da 340 euro ciascuna, una con scadenza il 10 aprile e l’altra il 10 maggio, per venirmi incontro. Ma nonostante questa possibilità, non ero comunque in grado di pagare neppure la prima rata. Così ho deciso di lasciare la struttura di Marinella. Non condivido però il criterio con cui è stata calcolata la cifra. Ritengo che l’importo richiesto sia troppo alto. Si dovrebbe fare riferimento a criteri diversi, in base ai quali dovrei corrispondere una quota pari al 70% del reddito effettivo, senza considerare l’invalidità. Per questo motivo il mio avvocato, lo scorso 9 aprile, ha presentato un ricorso al giudice del tribunale di Tempio, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, chiedendo la sospensione della richiesta economica. Al momento – chiude Giovanni Carzedda – non ho una sistemazione alternativa. Dormo nella mia auto e cerco di arrangiarmi come posso, mentre aspetto che questa situazione venga chiarita al più presto».

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