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Istruzione

Scuola, primavera di scioperi: cinque mobilitazioni in poco più di un mese – Le date da segnare

Scuola, primavera di scioperi: cinque mobilitazioni in poco più di un mese – Le date da segnare

Le prossime settimane si preannunciano caldissime per il mondo dell’istruzione

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Le prossime settimane si preannunciano complesse per il mondo dell’istruzione. Tra aprile e fine maggio sono previste cinque mobilitazioni che coinvolgeranno l’intero comparto: dirigenti scolastici, docenti e personale Ata. Un susseguirsi di scioperi e proteste che rischia di avere ripercussioni concrete sull’organizzazione delle attività scolastiche e sulla quotidianità delle famiglie. Si è partiti ieri 20 aprile, con il primo di una lunga serie di mobilitazioni.

Tra i temi più contestati anche i Percorsi per le competenze trasversali (Pcto), le prove Invalsi e l’impostazione gestionale del sistema scolastico, giudicata eccessivamente orientata a logiche aziendali. I sindacati chiedono inoltre nuove assunzioni, soprattutto tra i collaboratori scolastici, e si oppongono ad alcune riforme recenti, come la riduzione a quattro anni degli istituti tecnici.

Maggio tra nuove agitazioni e scioperi generali

Maggio non sarà più tranquillo. Il 1° è previsto uno sciopero generale del comparto istruzione e ricerca, che però non avrà effetti diretti sulle scuole perché coincide con la Festa dei lavoratori.

Le proteste torneranno invece a incidere concretamente il 6 e 7 maggio, con due giornate di mobilitazione che coinvolgeranno in particolare la scuola primaria. Al centro della contestazione, in questo caso, ci sono soprattutto i test Invalsi, oltre alle consuete richieste su stipendi, pensioni e stabilizzazioni. Ulteriori scioperi generali sono già stati programmati per il 15, 16 e 29 maggio. In alcune di queste date la mobilitazione si estenderà anche ad altri settori, come i trasporti, aumentando il potenziale impatto sulla vita quotidiana.

Incertezza per le lezioni

I dirigenti scolastici effettuano monitoraggi interni per stimare l’adesione del personale, ma insegnanti e dipendenti non sono tenuti a comunicare in anticipo la propria partecipazione. Di conseguenza, le scuole non possono garantire con precisione il funzionamento dei servizi.

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