Argentiera, paradiso senza servizi e strada bloccata. Il gestore del “Sombrero”: «Così la stagione non parte»
Giampaolo Pulina: «Abbiamo già fatto i lavori per l’estate, ma non possiamo ancora iniziare a lavorare»
Sassari «Non chiedo miracoli, ma solo di poter iniziare lavorare e che questa strada venga sistemata una volta per tutte». Giampaolo Pulina cammina a passo svelto sulla sabbia dell’Argentiera - verso il chiosco a pochi metri dal bagnasciuga che gestisce dal 2005 - e tutto intorno il contrasto è quello che qui si ripete da anni, quasi fosse diventato parte del paesaggio. Da una parte il mare limpido, luminoso, quasi irreale, alle spalle il borgo minerario segnato dal tempo e da promesse non mantenute. Le vecchie casette scrostate, le miniere arrugginite e le strade dissestate che sembrano esplose sotto i colpi di una bomba, come da anni raccontano i residenti. Una sessantina appena, che vivono tutto l’anno tra disagi cronici, servizi essenziali mancanti, illuminazione assente in alcune vie e voragini che impediscono perfino di entrare nei cortili di casa.
La “miniera d’oro”. Questo borgo sul mare che avrebbe dovuto essere una “miniera d’oro” per il turismo, continua a fare i conti con un degrado che resiste a ogni stagione. E proprio qui, dove già la quotidianità è complicata, si inserisce l’ennesima emergenza, una voragine apertasi lungo la strada che collega la prima spiaggetta alla spiaggia grande.
«Avrei dovuto iniziare a lavorare già da qualche giorno, ma con la strada bloccata è impossibile» racconta Giampaolo, 49 anni residente a Palmadula, mentre - sotto un sole quasi estivo - attraversiamo la spiaggia. Sulla scalinata alla nostra destra compare un gruppo di turisti francesi che si immerge nel silenzio minerario. Qualcuno si ferma davanti all’acqua cristallina, che resta il vero richiamo dell’Argentiera. Altri fanno il bagno, si guardano intorno tra le rovine di un passato industriale mai davvero recuperato, poi risalgono lentamente, asciugamani sulle spalle, con lo stupore di chi non trova nulla, né un servizio, né un punto ristoro, né un segno concreto di accoglienza, e tornano indietro così come sono arrivati. «Li vedi? Arrivano, restano incantati dal mare e poi se ne vanno» dice sconsolato Giampaolo Pulina.
Il chiosco chiuso. E in quella frase c’è tutta la sintesi di una stagione che rischia di non cominciare, perché il suo chiosco, El Sombrero, aperto dal 2005, pronto a iniziare la ventiduesima stagione, oggi è fermo. «Vieni a vedere, è quasi tutto pronto, abbiamo fatto i lavori che servivano per ripartire, ma con la strada chiusa non posso portare la piastra per cucinare, non posso trasportare le panche per i clienti, non posso far arrivare la merce, non posso collegare le attrezzature, dalla macchina del caffè all’impianto alla spina, sono bloccato». Aperto tutti i giorni dalle 7 del mattino fino al dopo cena, il chiosco ha una concessione per lavorare dal 15 aprile al 15 ottobre. Durante la stagione dà lavoro a cinque o sei persone e - grazie alla posizione strategica - ha un ruolo che va ben oltre quello di un semplice bar, diventando punto informazioni e presidio per chi arriva da fuori.
Ufficio turistico. «D’estate facciamo quasi da ufficio turistico – scherza Giampaolo – diamo informazioni e consigli e lo facciamo con piacere, perché l’Argentiera è un posto che amiamo». Ma la stagione per ora non parte e per Giampaolo è quasi un déjà vu, perché anche quella dello scorso anno era iniziata in salita. A marzo del 2025 uno stabile pericolante aveva portato i vigili del fuoco a chiudere la stessa strada, con identiche conseguenze. Intanto intorno a noi il borgo continua a raccontare la sua storia incompiuta, tra progetti mai decollati, proprietà private che si intrecciano con responsabilità pubbliche, piazze degradate, cestini divelti, panchine malandate, interventi annunciati e mai conclusi, mentre i residenti parlano di un luogo dimenticato e di servizi che non arrivano, e persino l’accesso ai soccorsi, in alcune vie, diventa un problema. «Ho sentito il Comune di Sassari – spiega Giampaolo – ma a quanto pare la strada interdetta appartiene al demanio. A me poco importa, spero che qualcuno intervenga presto, perché il tempo passa e noi perdiamo giornate di lavoro», continua Pulina mentre un altro gruppo di turisti fa una giro nella piazzetta del borgo, poi risale in macchina e va via.
