Ambulanze e pazienti in attesa per 10 ore, Pronto soccorso in tilt: emergenza-urgenza, criticità diffuse – La denuncia del sindacato
Il segretario Cimo Fesmed, Emanuele Cabras: «Non è un evento eccezionale, si rischia un progressivo deterioramento della qualità dell’assistenza e della sicurezza delle cure»
Cagliari «Le attese fino a dieci ore per i codici a bassa priorità, le ambulanze bloccate davanti ai pronto soccorso e i pazienti costretti a permanere in barella nei corridoi rappresentano non un evento eccezionale, ma la normalità quotidiana di un sistema che non riesce più a garantire standard minimi di sicurezza e qualità delle cure».
Lo ribadisce oggi 21 aprile il sindacato dei medici CIMO-FESMED che esprime «forte preoccupazione» per quanto denunciato da tempo: il sistema dell’emergenza-urgenza nell’area vasta di Cagliari è ormai in condizioni di grave sofferenza strutturale.
Area vasta di Cagliari, la pressione sul pronto soccorso del Brotzu si è aggravata: «A determinare l’attuale situazione – riferisce Emanuele Cabras, segretario aziendale CIMO-FESMED ARNAS Brotzu – contribuisce in maniera significativa anche la riduzione dell’operatività del pronto soccorso del Policlinico, che ha inevitabilmente concentrato i flussi sugli altri presidi cittadini, mettendo sotto pressione in particolare l’ARNAS Brotzu e il Santissima Trinità».
Il ruolo dell’ARNAS Brotzu struttura di riferimento per i casi più complessi e per le emergenze maggiori – continua Cabras – «risulta oggi fortemente condizionato dalla saturazione dei posti letto e dalla carenza di personale, con evidenti difficoltà nella gestione dei ricoveri e nella tenuta complessiva del sistema».
In questo contesto si inserirebbero anche le criticità della rete traumatologica regionale, che, pur rappresentando un elemento essenziale dell’organizzazione dell’emergenza, «risente di una carenza strutturale di posti letto: si stima una disponibilità inferiore di circa 40 unità rispetto agli standard previsti dal DM 70. Tale deficit incide direttamente sulla capacità di assorbimento dei pazienti traumatizzati e contribuisce ad aggravare il sovraffollamento dei pronto soccorso, in particolare nelle strutture di riferimento.
La persistente difficoltà nel trasferimento dei pazienti dai pronto soccorso ai reparti, la permanenza prolungata in area di emergenza e le criticità organizzative legate alla gestione dei ricoveri determinano un effetto domino sull’intero sistema, con ripercussioni anche sull’operatività del servizio 118 e sui tempi di risposta alle emergenze.
L’attivazione di unità di crisi o tavoli emergenziali, pur necessaria nella fase attuale, non può sostituire interventi strutturali non più rinviabili.
È indispensabile superare l’utilizzo rigido di parametri tecnici orientativi nella programmazione ospedaliera; rafforzare in modo significativo gli organici, utilizzando tutte le possibilità offerte dalla normativa nazionale; attivare una vera governance metropolitana dell’emergenza-urgenza, con una gestione integrata dei flussi e delle disponibilità di posti letto; garantire condizioni operative adeguate per tutte le strutture coinvolte nella rete dell’emergenza.
«La situazione attuale non è più sostenibile – dichiara Emanuele Cabras – non si è di fronte a una criticità temporanea, ma al segnale evidente di un sistema organizzativo non adeguato ai bisogni reali della popolazione. Senza interventi immediati e strutturali, il rischio è quello di un progressivo deterioramento della qualità dell’assistenza e della sicurezza delle cure».
