Un anno senza papa Francesco. Il giorno in cui Bergoglio parlò al cuore della Sardegna: «Non datevi per vinti»
Nel settembre 2013 il pontefice incontrò prima i lavoratori e poi visitò il santuario di Nostra Signora di Bonaria
Sassari Un legame scolpito nel cuore della Sardegna, come quel sorriso buono e le parole di coraggio rivolte ai lavoratori. Carezze sull’anima di un’isola che affrontava uno dei momenti più bui. Il rapporto tra papa Francesco, scomparso proprio un anno fa e la terra sarda è inciso in una data precisa: il 22 settembre 2013. Una visita sola, breve nei tempi, ma intensa nella sostanza. A muoverla, un filo insieme personale e simbolico: la devozione a Nostra Signora di Bonaria, da cui prende il nome della capitale argentina Buenos Aires, la città di cui Bergoglio è stato arcivescovo.
Il papa arrivato dalla fine del mondo mette piede a Cagliari in uno dei passaggi più duri della crisi economica dell’isola. E sceglie subito il terreno più scoperto: il lavoro. Più che un linguaggio liturgico, usa parole da civile, un discorso diretto, senza protezioni. «Non datevi per vinti, non fate vincere il pessimismo». E ancora: «Quando tutto sembra fermo e stagnante [...] non è buono darsi per vinti». Parole asciutte, pronunciate davanti a un’isola che fa i conti con disoccupazione e incertezza, e che proprio per questo le riconosce come proprie.
«Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. E’ una realtà che conosco bene per l’esperienza avuta in Argentina. Io non l’ho conosciuta, ma la mia famiglia sì: mio papà, giovane, è andato in Argentina pieno di illusioni a “farsi l’America”. E ha sofferto la terribile crisi degli anni trenta. Hanno perso tutto! Non c’era lavoro! E io ho sentito, nella mia infanzia, parlare di questo tempo, a casa… Io non l’ho visto, non ero ancora nato, ma ho sentito dentro casa questa sofferenza, parlare di questa sofferenza. Conosco bene questo! Ma devo dirvi: “Coraggio!”. Ma anche sono cosciente che devo fare tutto da parte mia, perché questa parola “coraggio” non sia una bella parola di passaggio! Non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice: “Coraggio!”. No! Questo non lo voglio! Io vorrei che questo coraggio venga da dentro e mi spinga a fare di tutto come Pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidarietà, fra voi - anche fra noi -, tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica».
Un’omelia che è più una presa di posizione. In quei passaggi si condensa un tratto preciso del pontificato di Francesco: stare dentro le fratture, non ai margini.
Il viaggio in Sardegna era stato annunciato mesi prima, con una frase essenziale: «A settembre visiterò il santuario di Bonaria». Dentro quella semplicità tipica di papa Francesco c’era già tutto: il ritorno alle radici ma anche il riconoscimento di un luogo che per lui non era periferia.
Di quella giornata resta una frase che sintetizza in modo pieno le parole del pontefice. «Nel cuore il “noi” di un popolo che vuole andare avanti». Un’espressione che richiama l’idea di comunità come antidoto alla crisi e che suona come una consegna al popolo sardo: non arrendersi. (se.lu.)
