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L’annuncio

I carburanti green per gli yacht saranno prodotti in Sardegna: è il primo progetto al mondo – La sfida

di Paolo Ardovino

	(foto Vanna Sanna)
(foto Vanna Sanna)

Biometanolo prodotto dai rifiuti organici: il progetto accelera. Alla Fiera nautica di Porto Rotondo le basi per una filiera sostenibile

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Porto Rotondo Il nome è in fase di studio, anche il marketing vuole la sua parte, ma è molto probabile che si chiamerà “Bi-Emerald”. Sarà un carburante unico, a impatto zero sull’ambiente. Non a basso impatto. Zero. Yacht e superyacht tra qualche anno potranno essere riforniti con un biometanolo prodotto dai rifiuti gettati nell’umido.

Da ieri 9 maggio, alla Fiera nautica di Sardegna, si è ufficialmente entrati nella fase operativa: «Siamo primi al mondo, stiamo arrivando alla produzione di questo biometanolo con uno sforzo di autorità, industria, politica, accademia e centri di ricerca», sospira di sollievo Flavio Manenti, professore ordinario di impianti chimici “Giulio Natta” del Politecnico di Milano.

Sentire la genesi dei grandi progetti è sempre spassoso. Simone Morelli, patron della Marina Cala dei Sardi, che si intravede lontana all’orizzonte oltre gli yacht a Porto Rotondo, torna indietro di circa due anni. Quando il gruppo Sanlorenzo yacht, uno dei più importanti al mondo nella costruzione di imbarcazioni, gli chiede disponibilità in uno dei suoi moli per costruire un distributore di biometanolo. Dall’altra parte non sapevano ancora come partire, ma intanto si portavano avanti. «E io mi sono ricordato di aver letto sulla Nuova Sardegna un articolo sul progetto del biodigestore del Cipnes». È fatta: hanno pensato tutti.

L’impianto in costruzione a Spiritu Santu, alle porte sud di Olbia, sarà pronto tra un anno. Produrrà biometano, in piccola parte pensato per essere immesso nella rete degli usi domestici. La grande parte diventerà biometanolo, con un processo che nel lungo tempo azzera i consumi di Co2. Si parte dalla forsu, cioè la frazione organica dei rifiuti solidi urbani. «In Italia abbiamo una produzione di 30 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui il 40 per cento di frazione organica derivante dalla raccolta differenziata». Un «patrimonio» a disposizione, suggerisce Laura D’Aprile, Capo dipartimento sviluppo sostenibile del ministero dell’Ambiente.

Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna, Domenico Bagalà, arriva con una mappa dell’isola dove indica già i «nove porti» per realizzare una «rete di stoccaggio e distribuzione» del biometanolo. Tra Santa Teresa Gallura a Golfo Aranci, Olbia, Arbatax, Cagliari, Sarroch, Portovesme, Oristano e Porto Torres. «Insieme potremmo presentare un progetto europeo».

Ancora dal Mase, Giovanni Perrella, presidente del Comitato tecnico consultivo biocarburanti, indica come rendere competitiva la nuova filiera «che avrà un futuro, perché nella transizione energetica del 2030 c’è di sicuro il biometanolo. Dobbiamo mettere in campo tre strumenti per garantire tre sostenibilità: quella ambientale, quella economica dei produttori, con degli incentivi, e quella economica di chi paga questo carburante».

Il biodigestore di Olbia è il punto di partenza, il progetto è esportabile e potrà ridisegnare i punti di distribuzione nel Mediterraneo. Ora si passa alla fase operativa che vede il Politecnico di Milano in prima linea per lo sviluppo della catena sostenibile e di economia circolare. Tra 20 mesi si esce dal laboratorio e si inizia con la produzione. «Il politecnico supporta la fase di ingegneria avanzata del progetto – spiega Manenti, che indica il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi –, è la prima volta che vedo una rete così forte tra istituzioni, università e imprese. Il Cipnes ora cercherà una serie di finanziamenti per garantire l’investimento e un impianto per un prodotto specifico per i motori nautici. Siamo primi al mondo», ripete, corre nel van che lo accompagna all’aeroporto Costa Smeralda. 

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