La liquirizia per conservare i cibi, l’Alkelux apre il primo impianto a Sassari: tutti i dettagli
La startup sassarese riceve 970mila euro e diventa un’azienda industriale
Sassari Conservare i cibi più a lungo con la liquirizia. È partita da qui Alkelux, startup sassarese fondata nel 2024 e che oggi festeggia un primo grande traguardo: un round seed da poco meno di un milione di euro.
Cioè un primo finanziamento esterno che permette alla startup di prendere la forma di una vera azienda dell’innovazione.
Nello specifico, l’operazione da 970mila euro comprende circa 800 mila euro di nuova liquidità e la conversione di precedenti strumenti Safe per 170mila euro. All’operazione hanno partecipato Foodtech accelerator, veicolo di investimento costituito da Cdp Venture capital Sgr e Eatable adventures, con Accelera ventures nell’ambito del secondo batch di foodseed, il programma di accelerazione della Rete nazionale di Cdp Venture capital Sgr, che hanno effettuato un follow-on da 350mila euro per un investimento complessivo di 520 mila euro, Banco di Sardegna, entrato direttamente in equity tramite il proprio Fondo spoke4Fin, e La Gemma venture, acceleratore e fondo di investimento di Cuneo.
La traduzione è che il giovane team sassarese potrà cominciare la costruzione di un impianto a Sassari («puntiamo a Predda Niedda») operativo già a ottobre. La produzione di Alkelux si moltiplica: dagli attuali 10 chili annui a una capacità di 4,5 tonnellate. L’azienda si apre alla commercializzazione del prodotto entro fine anno e all’espansione del team «nell’ambito del “rientro dei cervelli”», spiegano Matteo Poddighe, chimico e dottore di ricerca dell’università di Sassari, Davide Sanna e gli altri due soci: Emina Bilanovic e Carlo Usai.
L’idea di Alkelux è un additivo antimicrobico naturale ottenuto da scarti alimentari. Ancora più nel micro: dalla peluria delle radici di liquirizia. Al centro della tecnologia ci sono i nano-polymer dots, nanoparticelle a base carboniosa con proprietà antimicrobiche. La liquirizia, in polvere finissima, invisibile e inodore, viene applicata alle plastiche che conservano i cibi e il deterioramento viene rallentato. L’esperimento che un anno fa il piccolo chimico Matteo Poddighe, ceo della startup, aveva raccontato alla Nuova, riguardava le fragole. Conservate in una confezione tradizionale, dopo tre giorni presentano già muffe. Con Alkelux, resistono fino a nove giorni. L’applicazione di Alkelux rischia di diventare rivoluzionaria, se ora supererà la prima fase con quantità da industria. Contando in particolare che un grammo di polvere è sufficiente «a funzionalizzare un chilo di plastica». Un processo naturale che sfida le multinazionali. Il secondo step sarà riuscire ad aprire un impianto in Calabra, il cuore della filiera della liquirizia, e «arrivare a una produzione su scala globale entro l'inizio del 2028».
Con investimenti esterni per quasi un milione di euro, Poddighe sorride: «Non mi aspettavo di arrivare a questo punto in neanche 24 mesi». Ora la voce è decisa: «La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna, valorizzi gli scarti della Calabria e generi posti di lavoro qualificati per chi ha studiato in queste regioni e oggi molto spesso è costretto ad andarsene».
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