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Criptovalute, tasse più alte e impatto sull’Isee: cosa cambia per chi investe

Criptovalute, tasse più alte e impatto sull’Isee: cosa cambia per chi investe

Nuove regole per dichiarare le attività nelle monete elettroniche nel 730: resta il 26% sui redditi 2025, ma cambiano aliquote e controlli

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Roma Il modello 730/2026 introduce una delle novità fiscali più rilevanti degli ultimi anni per chi investe in strumenti finanziari e criptovalute. Con il nuovo quadro T, infatti, molti contribuenti non titolari di partita IVA potranno dichiarare direttamente nel 730 plusvalenze, minusvalenze e proventi da cripto-attività, evitando in numerosi casi il ricorso al modello Redditi Persone Fisiche.

La modifica riguarda i redditi percepiti nel 2025 e punta a semplificare gli adempimenti, mantenendo il sistema del conguaglio tramite sostituto d’imposta tipico del 730.

Criptovalute ancora tassate al 26%

Per le operazioni effettuate nel 2025 resta confermata l’imposta sostitutiva del 26% sulle plusvalenze e sugli altri proventi derivanti da cripto-attività. Non esiste più alcuna franchigia: è stata infatti eliminata la vecchia soglia dei 2mila euro sotto la quale, in passato, non scattava l’imponibilità. La situazione cambierà però dal prossimo anno. La Legge di Bilancio 2025 prevede infatti che, per le plusvalenze realizzate dal primo gennaio 2026, l’aliquota salga al 33%. Rimarrà invece al 26% una parte dei token di moneta elettronica denominati in euro, in linea con il regolamento europeo MiCAR. In pratica, il 730/2026 continua a fotografare il regime fiscale attuale, mentre l’aumento al 33% entrerà nei modelli dichiarativi del 2027.

A cosa serve il nuovo quadro T

Il quadro T del modello 730 è dedicato alle plusvalenze di natura finanziaria. Al suo interno trovano spazio redditi derivanti da azioni, ETF, obbligazioni, derivati, valute estere, metalli preziosi e cripto-attività. La novità più importante riguarda proprio le criptovalute detenute in regime dichiarativo, comprese quelle custodite su exchange esteri o wallet personali. Nel quadro T sarà possibile indicare anche minusvalenze pregresse, crediti d’imposta ed eventuali eccedenze provenienti dal quadro RT del modello Redditi PF. Tra le sezioni più rilevanti ci sono quelle dedicate alle plusvalenze tassate al 26%, alle operazioni sulle cripto-attività e alle minusvalenze riportabili negli anni successivi. Le bozze del modello 730/2026 prevedono inoltre nuovi righi specifici per l’affrancamento delle criptovalute possedute al primo gennaio 2025.

Quando scatta l’obbligo di dichiarazione

Per i residenti fiscali in Italia l’obbligo di dichiarare le criptovalute nasce in due casi: monitoraggio fiscale e tassazione dei proventi. Le cripto-attività devono essere indicate anche se detenute su piattaforme estere o su portafogli digitali personali. L’obbligo di monitoraggio resta valido anche in assenza di operazioni, salvo i casi in cui gli adempimenti siano già effettuati tramite intermediari italiani. La tassazione scatta invece in presenza di cessioni, conversioni, permute che generano realizzo oppure proventi derivanti da staking, mining o attività di finanza decentralizzata.

Nessuna soglia minima

Dal 2025 non esiste più alcun limite minimo sotto il quale sia possibile evitare la dichiarazione delle criptovalute. Chi possiede asset digitali deve quindi procedere:

  • al monitoraggio fiscale;
  • alla dichiarazione delle plusvalenze;
  • al pagamento dell’imposta sul valore delle cripto-attività pari allo 0,2%.

L’imposta viene calcolata sul valore di mercato al 31 dicembre, in proporzione ai giorni di possesso e alla quota detenuta. Le omissioni possono comportare sanzioni comprese tra il 3 e il 15% delle somme non dichiarate, percentuale che può salire dal 6 al 30% per attività detenute in Paesi inseriti nelle black list fiscali.

Come si compilano i quadri W e T

Nel modello 730/2026 il quadro W serve per il monitoraggio fiscale delle criptovalute detenute e per il calcolo dell’imposta patrimoniale dello 0,2%. Il quadro T viene invece utilizzato per indicare le plusvalenze. Nei righi dedicati devono essere riportati i corrispettivi incassati, i costi di acquisto documentati e le eventuali minusvalenze compensabili. Per compilare correttamente la dichiarazione è necessario conservare documentazione dettagliata: estratti conto degli exchange, cronologia delle transazioni, ricevute di acquisto e calcolo analitico del costo fiscale. La plusvalenza imponibile deriva dalla differenza tra il valore di vendita e il costo d’acquisto documentato.

Arrivano controlli più stretti

Dal 2027 il sistema di controllo fiscale sulle criptovalute sarà ulteriormente rafforzato. Il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea DAC8 prevede infatti nuovi obblighi di comunicazione per exchange e operatori del settore cripto. Le criptovalute entreranno inoltre nel patrimonio mobiliare rilevante ai fini Isee, con possibili effetti sull’accesso alle prestazioni agevolate e sui benefici collegati all’indicatore economico.

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