L’effetto del fumo di sigarette sui polmoni, lo studio rivela una risposta choc – Ecco che cosa sappiamo
Per la prima volta gli scienziati hanno misurato le alterazioni meccaniche del tessuto polmonare dimostrando i gravissimi danni provocati alla salute
Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a misurare gli effetti del fumo sul comportamento meccanico del tessuto polmonare umano: pubblicato sul Journal of the Royal Society Interface, lo studio, diretto da Mona Eskandari, ingegnere meccanico presso l'UC Riverside, esamina il parenchima polmonare umano, ovvero il tessuto molle e spugnoso che costituisce la maggior parte del polmone. I ricercatori hanno scoperto che il fumo irrigidisce notevolmente questo tessuto, in modo simile alla fibrosi, una malattia che provoca cicatrici e indurimento nei polmoni.
Secondo gli ultimi dati «il fumo di sigaretta è il più importante fattore di rischio nel tumore al polmone; è stato, infatti, scientificamente dimostrato un chiaro rapporto dose-effetto tra il fumo e la malattia. Il rischio relativo dei fumatori aumenta di circa 14 volte rispetto ai non fumatori e fino a 20 volte quando le sigarette sono più di 20 al giorno. Al fumo di sigaretta, responsabile di 8-9 tumori al polmone su 10, si possono aggiungere altri fattori di rischio, come l’inquinamento atmosferico e/o una storia famigliare di tumore».
Lo stesso studio rivela che «le malattie polmonari rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale, in gran parte attribuibili all'inalazione cronica di particolato nei polmoni. I rischi ambientali diffusi e, in particolare, il fumo abituale, provocano infiammazione e danni, modificando di conseguenza le proprietà meccaniche a livello di tessuto e organo. Sebbene il parenchima sia considerato un sito di manifestazione principale della malattia, la sua caratterizzazione meccanica rimane notevolmente carente, e ancor più rara per i polmoni umani, così come la considerazione delle modifiche delle proprietà dei materiali dovute a fattori indotti dalla malattia, come il fumo. Tali limitazioni – secondo lo studio – ostacolano «la comprensione di come la meccanica di base e quella patologicamente alterata influenzino la funzione respiratoria».
«Per colmare questa lacuna di conoscenza – spiegano gli studiosi – per la prima volta, quantifichiamo le proprietà elastiche e energetiche a trazione di regioni parenchimali isolate da otto polmoni di donatori idonei al trapianto o destinati alla ricerca e valutiamo gli effetti del fumo attraverso un modello teorico consolidato».
Il parenchima risulta generalmente altamente elastico e regionalmente variabile: «Il fumo dimostra comportamenti simili alla fibrosi, con moduli di rigidità finale maggiori nei fumatori (238,6 ± 128,5 kPa) rispetto ai non fumatori (86,5 ± 60,0 kPa). Lo studio fa progredire in modo critico la comprensione della meccanica polmonare umana e consente di «ottenere informazioni clinicamente rilevanti fornendo un database di notevole valore sulle caratteristiche delle proprietà dei materiali, aspetto notevole se si considera l'attuale eccessivo affidamento sui modelli animali e la scarsità di organi umani da donatore».
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