Neomamma licenziata per un sonnellino in pausa pranzo: risarcita con 35mila euro
Alla donna verranno ripagati anche il tfr, i contributi arretrati e gli interessi
Varese Una dipendente di 35 anni, madre da pochi mesi, era stata licenziata dopo essersi addormentata durante la pausa pranzo all’interno dell’infermeria aziendale. Ora il Tribunale di Varese ha stabilito che quel provvedimento era illegittimo, riconoscendo alla lavoratrice un indennizzo di circa 35mila euro, oltre al Tfr, ai contributi arretrati e agli interessi maturati.
La vicenda risale al 2023 e riguarda un’impiegata amministrativa assunta a tempo indeterminato in un’azienda del Varesotto. Secondo quanto emerso in aula, la donna aveva timbrato l’uscita per la pausa pranzo intorno alle 13, ma dopo meno di mezz’ora aveva deciso di rientrare in sede per riposarsi. Stremata dai ritmi legati alla nascita del figlio e da problemi di ansia e attacchi di panico, si era sdraiata su un divanetto dell’infermeria addormentandosi.
A complicare la situazione era stato proprio il rientro anticipato registrato con il badge. Alcuni colleghi e i superiori l’avevano trovata mentre dormiva e l’azienda aveva avviato un procedimento disciplinare culminato, nel maggio dello stesso anno, con il licenziamento.
Nel corso del processo, però, il giudice Federica Cattaneo della seconda sezione civile del Tribunale di Varese ha ricostruito l’intera vicenda ascoltando diversi testimoni e ha ritenuto che il comportamento della dipendente non fosse sufficiente a giustificare il licenziamento per giusta causa.
La sentenza ha evidenziato anche un altro aspetto decisivo: la lavoratrice era rientrata dalla maternità soltanto pochi mesi prima e il figlio non aveva ancora compiuto un anno. In Italia il licenziamento della madre entro il primo anno di vita del bambino è vietato dalla legge salvo casi particolari.
Nelle motivazioni, il tribunale ha sottolineato che la condotta della donna avrebbe potuto al massimo comportare una sanzione conservativa e non l’interruzione del rapporto di lavoro.
La dipendente aveva inizialmente chiesto il reintegro in azienda, ma successivamente ha rinunciato dopo aver trovato un nuovo impiego in un’altra società del Varesotto. Il tribunale le ha comunque riconosciuto il diritto all’indennizzo economico e al pagamento delle somme maturate dal giorno del licenziamento fino a oggi.
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