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L’analisi

Emergenza povertà nell’isola, è allarme per 128mila famiglie: due anni fa erano 10mila in meno – Le cifre

di Claudio Zoccheddu
Emergenza povertà nell’isola, è allarme per 128mila famiglie: due anni fa erano 10mila in meno – Le cifre

Solo il 17,3% dei sardi riesce a soddisfare solo i bisogni primari

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Sassari I numeri messi insieme dall’Istat sono drammatici e dipingono una regione in profonda crisi, stritolata dalla povertà e con poche prospettive di riuscire a sfuggire a un destino che sembra già scritto. Il problema più grosso, infatti, è la prospettiva. Perché nell’isola ci sono 128mila famiglie costrette a vivere sotto la soglia di povertà mentre il 17,3 per cento dei sardi convive con le restrizioni della povertà relativa, cioè riesce a soddisfare solo i bisogni primari.

Dati drammatici da cui ne spunta uno particolarmente preoccupante: se nel 2025 la famiglie che non riuscivano a mettere insieme più di mille euro al mese, quindi quelle che vivono sotto la soglia di povertà, erano 128mila, nel 2024 erano 118mila. In dodici mesi c’è stato un aumento di 10mila nuclei familiari. E il fatto che l’isola, sempre secondo l’Istat, sia la quindicesima regione per reddito pro capite non aiuta a dipingere un quadro più allegro.

E poi ci sono i dati che descrivono situazioni più complicate, come il 32,9% dei bambini e adolescenti che vive in povertà relativa, un valore allarmante che supera la media nazionale di ben dieci punti percentuali, o le persone sole e anziani che, secondo i dati della Caritas, sono più del 30% di chi chiede aiuto.

Le rilevazioni

Secondo i dati forniti dall’Istat e relativi al 2025, in Sardegna la povertà relativa – quella che investe famiglie il cui reddito non basta per far fronte alle necessità quotidiane – interessa il 17 per cento della popolazione. Il dato nazionale è dell’11 per cento, mentre al Nord si attesta al 6,4 per cento. Sempre Istat certifica che nell’isola ci sono 128mila famiglie sotto la soglia della povertà assoluta, 10mila in più rispetto al 2024, con una crescita dell’1,4 per cento, una delle più alte d’Italia.

Dall’analisi condotta da Iares, il centro di ricerca e sviluppo delle Acli, è emerso che il 36 per cento delle famiglie sarde dichiara di non arrivare a fine mese: il dato nazionale è esattamente la metà. Sulla capacità di risparmio, il 59 per cento, sei famiglie su dieci, dice di non averne, e il 54 per cento non riesce ad affrontare spese impreviste come un cambio di pneumatici, un elettrodomestico che si rompe o una spesa medica improvvisa. L’unica risposta possibile, in casi come questo, è rinunciare alla spesa e cercare di tirare avanti.

Una condizione confermata dal rapporto della Caritas regionale, presentato a marzo all’Università di Sassari, aggiunge che lo scorso anno 10.418 persone si sono rivolte a uno dei 78 centri di ascolto distribuiti in 42 comuni della Sardegna. Il 90 per cento delle richieste ha riguardato il bisogno primario di mangiare. Mettere in tavola due pasti al giorno non è per nulla una cosa scontata, anzi. Inoltre, c’è anche chi non ha una tavola.

Perlomeno non fissa. Nel 3,5 per cento dei casi è emersa l’esigenza di un sostegno per l’alloggio, una condizione aggravata dalla scarsa disponibilità di alloggi popolari. Chi non riesce a garantire i pasti, non riesce a garantire nemmeno i medicinali o le visite specialistiche e gli esami per cui le liste d’attesa propongono scadenze non tollerabili.

Condizioni che vanno oltre la disoccupazione perché sempre secondo il rapporto della Caritas, il fenomeno del “lavoro povero” (termine che definisce la condizione di chi, pur avendo un'occupazione regolare e lavorando gran parte dell'anno, percepisce un reddito talmente basso da non riuscire a superare la soglia di povertà, ndr) riguarda il 14 per cento delle persone che hanno chiesto aiuto. Chiaramente, la percentuale cresce e arriva al 50 per cento quando chi ha chiesto aiuto ai centri di ascolto è disoccupato.

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