Roberto Giacobbo: «A 20 anni fui campione del quiz di Mike. A Morgongiori ci ho rimesso una costola»
Di casa a Carloforte, l’autore e conduttore televisivo si racconta: «Ho un progetto segreto da realizzare»
In Sardegna Roberto Giacobbo è di casa. È appena rientrato da Carloforte, dove era uno degli ospiti del Girotonno, e a fine mese, il 27 giugno, terrà a battesimo la nuova edizione di Notti a Monte Sirai a Carbonia. Ma la Sardegna è sempre presente, con la sua storia, le sue bellezze e i suoi misteri, nelle trasmissioni di Giacobbo che in 26 anni hanno attraversato l’intero globo televisivo, da Tmc alla Rai, fino a Mediaset e Focus, ma sempre con la stessa mission di divulgazione storica e scientifica, concentrandosi su archeologia, misteri ed esplorazioni.
Giacobbo, cosa sognava di fare da grande?
«Sognavo di vendere automobili o inventare la pubblicità. Alla fine, le automobili le ho comprate e invento la tv».
Ai tempi cosa guardava in tv?
«C’era un’altra tv. Prima si facevano i compiti e poi alle 17 c’era la tv dei ragazzi. Era un appuntamento imperdibile. E il bello è che anni dopo quella tv l’ho scritta. Ero autore di “Disney club” e “Big!”, dove a condurre c’era un giovanissimo Carlo Conti, con cui siamo amici da allora».
In tv, però, lei è arrivato da concorrente: “Bis” con Mike Bongiorno.
«Avevo 20 anni e volevo fare mille cose. Un giorno mio padre mi disse: “perché tu che studi tanto non provi un quiz tv?”. L’ho preso sul serio e ho mandato una domanda alla Fininvest. Feci un provino serio con il Signor No. Non avevo mai fatto rebus in vita mia. Mi chiusi in cantina per un mese a rivedere tutti i numeri della Settimana Enigmistica di mio padre, studiai come fosse un esame universitario e quando arrivai in tv entrai nel novero dei campioni di quella prima edizione».
Quanti soldi vinse?
«Tantissimi per l’epoca, circa 14 milioni di lire...».
E come li spese?
«Quei soldi non erano in contanti, ma in buoni da spendere in soli tre mesi. Alla Standa feci il pieno di provviste alimentari: prosciutti, forme di parmigiano. Alla Rinascente invece comprai mobili. Ma era un’altra epoca, quei soldi corrispondevano al reddito di un anno di una persona e me ne avanzarono. Allora vendetti a metà prezzo i buoni ai miei amici e mi comprai una motocicletta usata».
Da concorrente ad autore: lei ha scritto per Conti, Bonolis, Frizzi, Cecchi Paone...
«Eravamo tutti ragazzi degli anni Sessanta nati nelle radio private. C’erano anche Salemme, la Laurito. Molti di loro hanno proseguito come conduttori e io come autore».
A un certo punto anche lei è passato davanti allo schermo.
«È avvenuto tutto in maniera molto casuale. Io ero un autore, e sempre lo rimarrò. Lavoravo al programma di Lorenza Foschini, “Misteri”, e mi innamorai di una vicenda sull’antico Egitto. Su questo scrissi un libricino, “Chi ha veramente costruito le piramidi e la Sfinge”, che nessuno ovviamente pubblicò. Ce lo pubblicammo da soli io e un mio amico, Riccardo Luna. Andò a ruba, addirittura lo fotocopiavano. Una casa editrice ci chiese di scrivere un secondo libro sempre sull’Egitto e fu un successo pazzesco: terzi nelle classifiche di Corriere e Stampa. A quel punto ci invitò Maurizio Costanzo al suo show...».
Tutto merito di Costanzo?
«Costanzo disse: “apro con lei”. Io conoscevo i tempi della tv e dopo 4 minuti mi fermai. Allora Costanzo: “e poi?”. Insomma, parlai per 22 minuti. L’indomani ricevetti una chiamata da Lillo Tombolini, direttore di Tmc, che mi propose un programma di divulgazione all’interno del telefilm “Stargate”. “E chi lo conduce?”, chiesi. E lui: “Forse non ci siamo capiti, l’ho vista in tv parlare di Egitto e mi è piaciuto. Lo condurrà lei”».
E così è diventato un volto della tv.
«Dal 19 settembre 1999 ho iniziato in prima serata e questo succede da 26 anni senza interruzioni: Stargate, Voyager, Freedom. Questa estate esordiremo su Rete 4 con un una nuova serie. Da 26 anni sono una macchina che crea lavoro, con me lavorano 20 persone e ora sono anche il produttore di me stesso».
L’avventura più rischiosa?
«Se parliamo di incolumità fisica è accaduta proprio in Sardegna, in una grotta a Morgongiori, dove ci ho rimesso una costola. Se parliamo di emozione essermi arrampicato sulla piramide di Cheope».
Con la Sardegna ha un rapporto lunghissimo.
«L’ho scoperta da ragazzo, quando con i miei facevamo le vacanze davanti a Tavolara. Poi mia moglie aveva una casa al Piccolo Pevero e sono tornato in Costa. A quel punto ho cominciato a raccontarla in tv, finché non mi sono fermato a Carloforte, che è diventato il mio ritiro personale: ci vengo tutto l’anno».
Cosa la affascina della Sardegna?
«È una miniera senza fine, ha una storia che deve essere ancora svelata, luoghi unici. Penso a Mandas, di cui sono cittadino onorario: c’è un sito che riporta tracce dai fenici a oggi. Ci sono tante domande che devono ancora ricevere risposta. Pensiamo a come ci sono rimasto quando il rettore di Qena, in Egitto, ha ricordato come le guardie scelte dal faraone Ramses II venissero dalla Sardegna, appunto gli Shardana».
Il mistero dei misteri?
«Da dove veniamo, le nostre origini. Più vai indietro e più le tracce sono piccole, ma grazie alla tecnologia saremo in grado di leggerle».
Le è mai capitato di prendere una cantonata?
«Sì, ma sono riuscito a correggermi prima di andare in onda. In tutti questi anni ci siamo rivolti a più di 300 docenti universitari per verificare i nostri testi. Noi usiamo il condizionale quando va usato e l’indicativo quando c’è certezza. A volte abbiamo anche svelato inganni, come la storia di quel ragazzo che sosteneva di avere il feto di un drago ereditato dal nonno. La notizia era uscita anche sul Times e sulla Pravda».
L’imitazione di Crozza le piaceva?
«Nella mia vita mi è capitato di tutto, anche di essere imitato da Crozza per 5 anni. La cosa mi ha dato grande popolarità».
C’è un rimpianto nella sua carriera?
«C’è, ma è anche ancora un sogno: girare alcune puntate in Cina che ho già scritto ma che non sono riuscito a mettere in piedi. Ma quanto ai sogni c’è anche un progetto ancora segreto che voglio realizzare insieme al mio amico egittologo Zahi Hawass».
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