Esame da avvocato, due prove scritte e una orale: ecco come cambia l’accesso alla professione
Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri rivede l’abilitazione forense
Roma Il Consiglio dei ministri di giovedì 4 giugno ha approvato un decreto legge con diversi interventi in materia di giustizia. Tra le novità principali c’è la riforma dell’esame di abilitazione alla professione forense, cioè il passaggio necessario per diventare avvocati, sostenuta dal Consiglio nazionale forense.
Il nuovo modello prevede un’unica sessione annuale, articolata in due prove scritte e una prova orale. Il decreto disciplina anche l’oggetto delle prove, i criteri di valutazione, l’accesso all’orale, la composizione delle commissioni e delle sottocommissioni e le regole applicabili dalla prima sessione successiva all’entrata in vigore del provvedimento.
Le prove scritte si svolgeranno in presenza. I candidati potranno utilizzare soltanto i codici annotati con la giurisprudenza, cioè raccolte normative che riportano, accanto agli articoli di legge, richiami a sentenze e massime giurisprudenziali. Non si tratta quindi di manuali o commentari, ma di strumenti utili a orientarsi tra norme e precedenti.
La prova orale consisterà invece in un colloquio. Il candidato dovrà affrontare un caso pratico e rispondere a quesiti finalizzati a verificare la conoscenza del diritto sostanziale e processuale in una materia scelta tra diritto civile, penale e amministrativo. È previsto inoltre un quesito in una materia a scelta tra diritto commerciale, costituzionale, del lavoro, dell’Unione europea, ecclesiastico, internazionale e tributario. Un’ulteriore domanda riguarderà ordinamento, deontologia e previdenza forensi.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al termine del Consiglio dei ministri, ha spiegato che il governo ha voluto «rinnovare il modello di accesso alla professione forense», accogliendo le richieste degli avvocati. Secondo Nordio, il decreto riporta l’esame «nei suoi binari originali», con prove scritte e orali considerate di maggiore serietà.
Il decreto non riguarda soltanto l’abilitazione forense. Il provvedimento proroga alcuni termini in materia di giustizia, tra cui quelli relativi al giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale, all’uso delle infrastrutture digitali interdistrettuali per le intercettazioni e all’entrata in vigore delle norme sul Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.
Sono previste anche disposizioni sulla permanenza dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, sull’organizzazione e sulle competenze degli uffici del giudice di pace e sulla funzionalità dell’ufficio per il processo. Il decreto interviene inoltre sugli indennizzi per i danni causati dall’eccessiva durata dei processi, con riferimento alle somme liquidate nel 2022.
Un altro capitolo riguarda la digitalizzazione della giustizia, con misure per garantire la continuità dei servizi di connettività, rafforzare la sicurezza delle infrastrutture digitali e potenziare i sistemi informativi. Il testo interviene anche sul termine massimo per l’azione di responsabilità professionale nei confronti dei notai.
Infine, il decreto contiene norme sui provvedimenti d’urgenza in materia di proprietà industriale e diritto d’autore e sulle prestazioni legate alle intercettazioni, comprese le disposizioni sui pagamenti e sugli indennizzi in caso di ritardo.
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