Martina Lattuca svanita sulla scogliera: da sei mesi nessuna traccia
La scomparsa della libraia di 49 anni, i familiari non hanno mai creduto al suicidio
Cagliari Scomparsa poco più di sei mesi fa in circostanze mai del tutto chiarite, su Martina Lattuca, la libraia 49enne di Selargius di cui si erano perse le tracce il 18 novembre scorso a Calamosca, è calato il silenzio. Nessuno ormai la cerca più, solo i familiari nutrono la speranza di poter avere un corpo sui versare le loro lacrime. C’è una ragionevole consapevolezza che la donna ci sia finita nello specchio d’acqua fra Calamosca e Cala Fighera, a ridosso della Sella del Diavolo, ma il mare impietoso non restituisce il corpo. Solo le scarpe sportive che la donna calzava, lo zainetto nero con dentro documenti personali e telefonino ormai fuori uso dopo essere rimasto molti giorni in acqua. Per gli inquirenti non c’è un giallo, il fascicolo è finito fra quelli di “persona scomparsa”.
Ma all’origine ci sarebbe un gesto volontario della donna, ipotesi che i familiari, amiche e colleghe hanno sempre respinto con forza, sostenendo che mai Martina si sarebbe potuta togliere la vita. Ma forse hanno smesso di sperare nel suo ritorno. Per questo implorano il mare che restituisca il corpo. Una morte – sempre presunta – che però rimane avvolta da tanti misteri. È stata una disgrazia, con la donna finita accidentalmente in mare dalla scogliera mentre percorreva la passeggiata di Calamosca o gli impervi sentieri di Cala Fighera (cosa del tutto improbabile perché percorsi accessibili ad esperti escursionisti)? Oppure ha scelto lei di farla finita? O qualcuno le ha fatto del male? Tutte ipotesi che non hanno una risposta certa e che gli inquirenti hanno valutato attentamente, senza avere però conferme. Solo la convinzione che sia stato un suicidio.
Martina era stata avvistata in vita l’ultima volta nel parcheggio di un hotel a Calamosca. L’aveva ripresa una telecamera della videosorveglianza dell’albergo puntata proprio sullo spiazzo davanti alla struttura. Erano le 9,30 e pioveva. Martina è scesa dalla sua Lancia Musa e, avvolta in un giaccone nero, abbigliamento sportivo e ombrello aperto, si è avviata lungo la passeggiata sopra lo specchio di mare di Calamosca. Da quel momento si è persa ogni traccia. L’allarme era stato lanciato al pomeriggio dal compagno che non l’aveva trovata a casa al rientro dal turno di servizio. Intanto aveva però scoperto che Martina non era andata al lavoro. A far scattare le ricerche nonostante il sopraggiungere del buio era stato il ritrovamento dell’auto della donna, regolarmente chiusa. Ricerche rimaste senza esito e andate avanti anche durante la notte da parte di familiari, parenti e amici, per poi essere riprese l’indomani mattina con un massiccio dispiegamento di forze di soccorso a terra, in mare e dall’alto. Guardia costiera, vigili del fuoco, soccorso alpino e fluviale, protezione civile, hanno perlustrato la zona fra Calamosca, Cala Fighera e Sella del Diavolo metro per metro, anche con l’utilizzo di cani molecolari e droni. Ma di Martina nessuna traccia. Solo, nei giorni a seguire una scarpa, poi lo zainetto nero, infine l’altra scarpa della donna, ripescati in acqua fra gli scogli sotto Cala Fighera da canoisti che volontariamente partecipavano alle ricerche avvicinandosi alla scogliera. Ma di Martina nessun’altra traccia. I familiari hanno chiesto ripetutamente che le ricerche non venissero sospese, ma dopo qualche giorno la task force di soccorritori ha smesso di cercare. E adesso si spera solamente che sia il mare a restituire pietosamente il corpo della donna.
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