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Medicina

Tumore al pancreas, un nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza media dei pazienti

Tumore al pancreas, un nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza media dei pazienti

Dal congresso dell’American Society of Clinical Oncology arrivano risultati incoraggianti

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Londra Difficilmente la medicina potrà annunciare una vittoria definitiva contro il cancro. Negli ultimi decenni i governi hanno più volte usato il linguaggio della guerra, dalla “war on cancer” lanciata da Richard Nixon nel 1971 fino ai piani più recenti negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ma questa immagine rischia di semplificare troppo una realtà molto più complessa: i progressi contro i tumori non arrivano quasi mai come sconfitte clamorose della malattia, ma come avanzamenti graduali, capaci di rallentarne l’evoluzione e di offrire ai pazienti più tempo di vita.

È in questa prospettiva che vanno letti i risultati emersi nei giorni scorsi al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, a Chicago. Tra le novità segnalate dal Guardian ci sono una nuova iniezione risultata efficace contro alcuni tumori e una nuova immunoterapia che potrebbe evitare a persone colpite da tumore alla vescica interventi chirurgici invasivi e destinati a cambiare profondamente la qualità della vita.

Il dato più rilevante riguarda però daraxonrasib, un nuovo farmaco sperimentale che, in un recente trial clinico, ha raddoppiato il tempo medio di sopravvivenza nei pazienti con tumore al pancreas. È un risultato importante per una malattia che dispone ancora di poche terapie efficaci ed è tra le più aggressive. Nel Regno Unito, solo circa un paziente su venti è ancora vivo cinque anni dopo la diagnosi.

Nel trial, il raddoppio della sopravvivenza ha significato passare in media da sei a tredici mesi. Un dato che può apparire limitato se osservato da lontano, ma che ha un peso enorme per i malati e per le loro famiglie. Inoltre, ogni nuovo trattamento può diventare la base per ulteriori combinazioni terapeutiche. È già accaduto con l’Hiv: farmaci con effetti inizialmente parziali, combinati tra loro, hanno trasformato una diagnosi un tempo considerata quasi sempre fatale in una condizione gestibile nei Paesi più ricchi.

Daraxonrasib potrebbe avere un impatto anche su altri tipi di tumore. Il farmaco agisce su una famiglia di molecole chiamate Ras, spesso alterate o mutate nelle cellule tumorali. Per decenni, dagli anni Ottanta in poi, Ras è stata considerata un bersaglio quasi impossibile da colpire con i farmaci. Ora, grazie ai progressi della chimica medica, questa barriera sembra essere stata superata.

Sono già in corso studi per verificare l’efficacia di daraxonrasib in altri tumori nei quali Ras ha un ruolo, tra cui circa il 40% dei tumori del colon-retto e il 30% dei tumori polmonari a piccole cellule. Questo sviluppo conferma due aspetti centrali della ricerca oncologica contemporanea. Il primo è che ciò che per anni è stato considerato scientificamente irraggiungibile può diventare possibile attraverso una lunga serie di progressi apparentemente minori. Il secondo è il ruolo sempre più decisivo dello screening genetico: oggi è più semplice individuare i pazienti che presentano specifiche alterazioni molecolari e che quindi potrebbero beneficiare di terapie mirate.

Negli ultimi decenni la sopravvivenza oncologica è cresciuta in modo significativo. Nel Regno Unito i tassi sono raddoppiati dagli anni Settanta, in linea con quanto avvenuto in molti altri Paesi ad alto reddito. Michelle Mitchell, alla guida di Cancer Research UK, ha parlato di una “età dell’oro” per la ricerca sul cancro.

Non esiste ancora una cura unica e risolutiva. Ma ogni anno arrivano nuovi strumenti di diagnosi precoce, nuovi farmaci e trattamenti più precisi. Il progresso reale, in oncologia, assomiglia meno a una vittoria definitiva e più a una conquista continua: più remissioni, più mesi, più vita per i pazienti.

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