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Inchiesta

Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione: «Pressioni per ottenere il via libera della Corte dei Conti»

Ponte sullo Stretto, tre indagati per corruzione: «Pressioni per ottenere il via libera della Corte dei Conti»

Un avvocato, un imprenditore e un magistrato contabile sono coinvolti nell’indagine della procura di Roma

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Roma Tre persone sono indagate dalla procura di Roma per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio in una vicenda legata alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, opera già finita all’attenzione degli inquirenti romani. L’indagine riguarda un avvocato, un imprenditore e un magistrato della Corte dei Conti, accusati di avere tentato di interferire sull’iter dell’opera.

Secondo quanto riferito in una nota firmata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, i tre avrebbero agito per ottenere un parere preliminare favorevole sulla fattibilità del ponte. Il magistrato contabile coinvolto sarebbe Tommaso Miele, già presidente aggiunto della Corte dei Conti. Gli altri due indagati sono l’avvocato Giacomo Saccomanno, 71 anni, ex commissario della Lega in Calabria, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria.

In base alla ricostruzione della procura, il magistrato sarebbe stato avvicinato dall’avvocato e dall’imprenditore e avrebbe dato la propria disponibilità al progetto illecito. In particolare, avrebbe fornito aggiornamenti sull’andamento della procedura davanti alla Corte dei Conti, comunicando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della Camera di consiglio in adunanza plenaria.

L’indagine riguarda anche la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025. Il magistrato, secondo l’accusa, l’avrebbe esaminata impegnandosi a predisporre, nell’interesse della società Stretto di Messina spa, una memoria da consegnare al commercialista della società. In cambio, avrebbe manifestato l’interesse a ottenere la presidenza dell’Antitrust.

Le perquisizioni disposte dalla procura di Roma avrebbero fornito elementi ritenuti significativi a sostegno dell’ipotesi di reato.

La notizia ha provocato immediate reazioni politiche. Tra i primi a intervenire Angelo Bonelli, leader dei Verdi e autore del primo esposto sull’opera, che ha annunciato di avere appena depositato il sesto esposto sul Ponte. «Emergono fatti di gravità inaudita», ha dichiarato Bonelli, ricordando che Saccomanno, commissario della Lega in Calabria e membro del cda della società Stretto di Messina, era stato rimosso poche settimane fa.

Bonelli ha poi accusato il governo di avere gestito la vicenda «nella segretezza», arrivando — secondo la sua denuncia — a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile. Il leader dei Verdi ha infine attaccato il ministro Matteo Salvini, sostenendo che avrebbe «forzato ogni passaggio» per arrivare alla pubblicazione della delibera Cipess, con possibili rischi di penali a carico dello Stato.

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