Processo Sindacopoli, scatta la prescrizione: prosciolti Peru, Stochino e Pinna – Che cosa è successo
Corruzione in appalti pubblici, caso chiuso dopo 14 anni per il consigliere regionale di Sorso, il sindaco di Arzana e l’ingegnere di Desulo
Oristano Tutti assolti. Una delle ultime due tranche del processo Sindacopoli in corso al tribunale di Oristano, competente per territorio perché il reato iniziale, si chiude con il proscioglimento dei tre pezzi da novanta coinvolti nella mega inchiesta su un presunto sistema di corruzione che la procura riteneva nato per pilotare progetti, appalti e assegnazioni di lavori pubblici in tutta la Sardegna. Hanno infatti accettato la prescrizione l’ingegnere desulese Salvatore Paolo Pinna (difeso dall’avvocata Daniela Russo), per lungo tempo ritenuto dagli inquirenti la mente del presunto comitato di affari illegale, il consigliere regionale di Sorso Antonello Peru (difeso dagli avvocati Luigi Esposito e Pasquale Ramazzotti) e il sindaco di Arzana nonché ex consigliere regionale Angelo Stochino (difeso dall’avvocato Giorgio Murino). Il primo a chiedere l’assoluzione era stato il pubblico ministero, proprio in virtù dei troppi anni trascorsi dall’eventuale commissione dei reati.
Gli imputati, sebbene fossero tentati dall’inseguire l’assoluzione nel merito perché si sono sempre ritenuti innocenti, hanno accettato di chiudere la vicenda giudiziaria iniziata nel 2012 quando si ipotizzava l’esistenza di un’associazione a delinquere e poi deflagrata nell’aprile 2015 con i primi arresti e una serie di provvedimenti cautelari, accettando l’assoluzione per sopraggiunta prescrizione. L’imputazione contestata ai tre era quella di corruzione e riguardava l’assegnazione di alcuni lotti per la costruzione della strada Sassari-Olbia, una serie di lavori pubblici in diversi Comuni del Nuorese tra Barbagia e Mandrolisai, come Aritzo, Ortueri e altri e la realizzazione della strada litoranea tra Sassari e Sorso. Secondo le ipotesi accusatorie gli appalti sarebbero stati pilotati sia con scambi di denaro e quindi di tangenti sia con scambi di favori tra imprenditori e politici, con i primi che avrebbero così incassato le somme per portare avanti le progettazioni ed eseguire le opere e i secondi che ne avrebbero tratto beneficio al momento delle elezioni attraverso una rete di consenso che si erano creati proprio tramite i favori reciproci con i tecnici. Accuse che però ora cadono.
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