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La sentenza

Chi ha la partita Iva ma lavora come dipendente ora può farsi assumere: ecco come

Chi ha la partita Iva ma lavora come dipendente ora può farsi assumere: ecco come

La Cassazione ha fissato i criteri fondamentali per offrire tutele

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Sassari Sei una partita Iva ma in realtà lavori come dipendente? Buone notizie: la Cassazione determina i criteri di eterodirezione e integrazione aziendale per riconoscere e dimostrare il lavoro subordinato una volta per tutte e garantire tutele, risarcimenti e assunzione.

L’eterodirezione

La distinzione tra lavoro autonomo e lavoro dipendente si fonda sul concetto di eterodirezione, che indica la condizione precisa del lavoratore subordinato, cioè chi si trova in una condizione di soggezione rispetto al proprio datore, per cui non sceglie liberamente tempi, metodi, e modalità dell’attività. La situazione di subordinazione è contraddistinta anche dalla vigilanza del datore sull'esecuzione del lavoro e la possibilità di irrogare sanzioni disciplinari.

La continuità della prestazione poi è un altro criterio fondamentale poiché significa lavorare stabilmente per un unico datore, adeguando i propri ritmi alle sue esigenze. Così come il rispetto di un orario e la percezione di un stipendio fisso mensile.

Inserimento nel ciclo produttivo

L’elemento forse più importante, però, è l'integrazione strutturale nell'organizzazione del datore di lavoro. Se un professionista si adegua a procedure preesistenti, si configura quello che la Corte di Cassazione definisce inserimento nel ciclo produttivo, la persona, cioè, agisce come un elemento perfettamente inserito nel contesto.

La sentenza

Chiaramente è il lavoratore che deve dimostrare la subordinazione attraverso elementi concreti. Un caso emblematico, deciso dalla Corte di Cassazione con la sentenza 21194/2020, illustra il funzionamento. Un lavoratore inquadrato come collaboratore esterno ha ottenuto il riconoscimento della subordinazione, la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento degli stipendi arretrati. Le testimonianze raccolte avevano dimostrato che era tenuto a presentarsi ogni giorno per almeno 8 ore, era inserito nel piano ferie dei dipendenti ordinari, riceveva indicazioni precise sulle priorità da seguire e il suo operato era oggetto di controllo sistematico da parte dell'azienda. Insomma, nessuno spazio di autonomia o libertà organizzativa.

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