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L’ansia, le notti insonni e la voglia di fare bene: l’esame di Maturità raccontato da una studentessa sassarese

di Valentina Dau
L’ansia, le notti insonni e la voglia di fare bene: l’esame di Maturità raccontato da una studentessa sassarese

«Si sta per chiudere un ciclo ricco di emozioni e momenti che non torneranno più»

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Mancano ormai pochi giorni alla Maturità e, se devo essere sincera, non riesco a ricordare l'ultima volta in cui ho affrontato una giornata senza pensare all'esame. La mattina mi sveglio con la sensazione di avere già un peso sulle spalle, durante il giorno provo a concentrarmi su libri, appunti e ripassi, mentre la sera vado a dormire con la mente che continua a correre tra collegamenti, autori, formule e possibili domande. È strano, perché dopo cinque anni di scuola si dovrebbe essere pronti ad affrontare questo momento, eppure la paura riesce comunque a trovare uno spazio dentro di noi. In questi giorni mi capita spesso di pensare non tanto alle prove scritte, quanto all'orale.

Ho paura che l'emozione possa avere la meglio su tutto il lavoro fatto in questi mesi. Ho paura di sedermi davanti alla commissione, guardare i professori e sentire improvvisamente la mente bloccarsi. È una sensazione difficile da spiegare: sai di aver studiato, sai di conoscere gli argomenti, ma temi che l'ansia possa cancellare tutto in pochi secondi. Credo che sia questa la paura più grande di molti studenti: non quella di non sapere, ma quella di non riuscire a dimostrare ciò che si sa davvero. Ogni giorno cerco di fare del mio meglio. Passo ore sui libri, ripeto gli stessi concetti più volte, provo a costruire collegamenti tra le materie e a immaginare possibili percorsi.

Ci sono giornate in cui mi sento forte e preparata, altre in cui basta una data dimenticata o un argomento meno chiaro per farmi venire mille dubbi. A volte l'ansia arriva all'improvviso, senza un motivo preciso. Magari sto studiando tranquillamente e all'improvviso mi fermo a pensare che tra poco sarò lì, davanti alla commissione, e il cuore inizia ad accelerare. La maturità non è soltanto un esame. È la consapevolezza che un capitolo della nostra vita sta per chiudersi. È guardarsi indietro e vedere cinque anni fatti di interrogazioni, verifiche, amicizie, errori, successi e momenti che non torneranno più. Forse è anche per questo che tutto sembra così intenso. Non stiamo affrontando soltanto una prova scolastica, stiamo salutando una parte importante della nostra adolescenza. Ciò che spesso non si vede è il peso emotivo che molti studenti portano dentro. Dietro le pagine evidenziate e gli appunti ordinati ci sono notti in cui si fatica a dormire, momenti di sconforto, lacrime trattenute e la continua sensazione di dover essere all'altezza delle aspettative. Quelle dei professori, della famiglia, ma soprattutto le nostre. Perché siamo noi i primi a pretendere tanto da noi stessi. Vogliamo fare bene, vogliamo dimostrare che tutti questi anni di impegno hanno avuto un senso e, a volte, questa pressione diventa quasi più difficile da gestire dello studio stesso. Eppure, in mezzo a tutte queste paure, sto imparando qualcosa di importante.

Sto capendo che il coraggio non significa non avere paura. Il coraggio significa continuare a studiare anche quando si è stanchi, continuare a credere in sé stessi anche quando i dubbi sembrano più forti delle certezze. Significa andare avanti nonostante l'ansia, nonostante le notti insonni e nonostante quella voce che ogni tanto ci sussurra che forse non siamo abbastanza. Tra qualche anno probabilmente avrò dimenticato molte delle nozioni che oggi sto cercando di memorizzare. Forse non ricorderò ogni data, ogni autore o ogni formula. Ma sono certa che ricorderò queste emozioni. Ricorderò la paura, la fatica, le insicurezze e anche la forza che sto trovando dentro di me per affrontarle. Perché la maturità, prima ancora di essere un esame, è una sfida con se stessi. E il mio desiderio più grande non è uscire da quell'aula senza commettere errori. È uscire sapendo di aver dato tutto, di aver affrontato le mie paure e di essere riuscita, almeno per un giorno, a non lasciare che fossero loro a decidere per me. *Valentina, studentessa del Liceo Musicale Azuni di Sassari, ha partecipato all’ultima edizione del progetto LaNuova@scuola, giovedì 18 giugno sosterrà la prima prova dell’esame di Maturità

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