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Libano, la Brigata Sassari tra bonifiche e aiuti alla popolazione: la missione ad alto rischio dei Sassarini

di Francesco Zizi
Libano, la Brigata Sassari tra bonifiche e aiuti alla popolazione: la missione ad alto rischio dei Sassarini

Dalla neutralizzazione di ordigni alla riapertura delle vie di comunicazione, prosegue l'impegno dei Dimonios nel settore Ovest

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Sassari Mentre cresce l'attesa per la cerimonia ufficiale prevista il 19 giugno a Ginevra, dove Stati Uniti e Iran dovrebbero firmare un memorandum d'intesa volto a definire i principi per la cessazione delle ostilità nei diversi teatri di crisi della regione, con un'esplicita estensione anche al Libano, il quadro nel Paese dei cedri resta caratterizzato da forti elementi di incertezza.

A confermarlo sono le parole del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che ha ribadito come «le Forze di difesa israeliane rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza a tempo indeterminato», lasciando aperti interrogativi sul futuro assetto dell'area.

Nel frattempo Hezbollah ha ricevuto rassicurazioni dall'Iran sul fatto che chiederà il ritiro delle truppe israeliane dal Libano nella prossima fase dei colloqui con gli Stati Uniti. 

Lo ha dichiarato a Reuters l'ufficio stampa del gruppo sciita filo iraniano. «Non ci sarà alcun accordo sul nucleare tra Iran e Stati Uniti a meno che gli israeliani non si ritirino» dal Paese dei Cedri. Il ritiro - ha precisato Hezbollah - sarebbe la conseguenza, e non una condizione preliminare, della prosecuzione dei colloqui tra Teheran e Washington dopo la firma del memorandum d'intesa venerdì.      

In questo scenario complesso e in continua evoluzione, i caschi blu della Brigata Sassari continuano a svolgere un ruolo determinante per la sicurezza della popolazione civile e per il sostegno alle operazioni umanitarie nelle zone maggiormente colpite dal conflitto.

Dall'inizio dell'escalation delle ostilità nei primi giorni di marzo - proprio mentre i "Dimonios" assumevano per la quarta volta il comando del settore Ovest della missione Onu - i sassarini hanno individuato e neutralizzato decine di ordigni inesplosi, dispositivi esplosivi improvvisati (IED) e droni precipitati al suolo.

Un'attività particolarmente delicata e ad alto rischio, resa ancora più complessa dalla presenza di campi minati e di ordigni disseminati lungo numerose arterie stradali del Libano meridionale.

Parallelamente alle operazioni di bonifica, i peacekeeper della Brigata hanno garantito la sicurezza dei convogli umanitari e coordinato numerose missioni finalizzate ad assicurare l'accesso agli aiuti e la libertà di movimento delle comunità locali.

Domenica scorsa - come riferito in una nota di Unifil - i caschi blu hanno lavorato senza sosta per riaprire un tratto stradale di circa due chilometri e mezzo, strategico per i collegamenti tra diversi centri abitati del Sud del Paese.

Grazie all'impiego di mezzi movimento terra, escavatori e bulldozer, hanno colmato i crateri provocati dalle esplosioni, rimosso ostacoli e blocchi stradali, ripristinato il manto viario e neutralizzato ulteriori ordigni inesplosi, restituendo alla popolazione un'importante via di comunicazione.

Mentre la situazione nel Libano meridionale continua a evolversi, i caschi blu della Brigata Sassari rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la sicurezza della popolazione e per il mantenimento di una fragile normalità nelle zone segnate dal conflitto.

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