Il Pride sfida l’afa e riempie Cagliari: in 30mila per dire “no ai pregiudizi” – VIDEO
L’onda arcobaleno attraversa la città con musica, bandiere e rivendicazioni
Cagliari Nemmeno il caldo torrido, con il termometro inchiodato intorno ai 35 gradi, è riuscito a fermare l'onda arcobaleno. Almeno 30mila persone di tutte le età hanno invaso oggi 27 giugno le strade di Cagliari per il Sardegna Pride 2026, trasformando il centro cittadino in un lungo serpentone fatto di colori, musica e slogan.
Quella andata in scena non è stata soltanto una festa. Ma anche una manifestazione pervasa da un forte carico emotivo, segnata dal ricordo dell’attivista Anna Corona, alla quale è stata dedicata questa edizione, e dal dolore per la recentissima morte, in Versilia, di Mirko e della madre Kety, richiamati dagli organizzatori come l’ennesimo simbolo dell’odio e della violenza che continuano a colpire la comunità Lgbtqia+. «Ci stringeremo e urleremo anche per voi», ha detto dal palco Michele Pipia, portavoce dell’Arc Cagliari, l'associazione che ha organizzato l’evento. La pensa così anche Alessandro Battaglia, leader dell’Euro Pride, che l’anno prossimo si svolgerà a Torino.
Il corteo ha preso il via alle 18 dal Parco della Musica, dopo la lettura del Documento politico unitario del Coordinamento Sardegna Pride. Da lì i manifestanti hanno percorso circa sei chilometri attraversando il cuore della città fino a raggiungere via Roma, riportando simbolicamente il Pride lungo una delle strade più rappresentative del capoluogo, non foss’altro perché ospita sia il municipio sia il consiglio regionale.
A rappresentare la massima istituzione isolana, è stato proprio il presidente del parlamento sardo Piero Comandini, che ha ricordato a tutti i presenti quanto la cronaca ci ricordi quotidianamente che di questi eventi c’è ancora bisogno per dire “no” a ogni discriminazione e rivendicare il diritto di amarsi al di là del sesso e dell’appartenenza ideologica». Da Comandini anche l’assicurazione che la legge regionale contro l’omofobia sarà presto approvata». A fargli eco il sindaco Massimo Zedda, che ha sottolineato come «a Cagliari i diritti hanno sempre trovato casa».
Un messaggio è arrivato anche dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, assente per impegni istituzionali ma vicina alla manifestazione con una lettera: «La Sardegna che vogliamo costruire è una terra in cui nessuno debba più temere la propria identità, il proprio amore, la propria libertà»
Quattordici anni dopo la prima storica sfilata nel capoluogo, il Sardegna Pride continua dunque a rappresentare uno dei più grandi appuntamenti civili dell'isola. Una manifestazione che conserva il carattere festoso, ma ribadisce la propria natura politica, in un momento storico in cui il movimento denuncia come le persone Lgbtqia+ siano ancora esposte a discriminazioni e violenze. «Se oggi siamo così tanti significa che i pregiudizi, l’omofobia e la violenza di genere sono molto più soffocanti dell’afa tropicale», sintetizzano brillantemente Federica, Sofia e Alessia, studentesse universitarie.
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