Raro tumore le paralizza la gamba: 50enne torna a camminare grazie a un trapianto di nervi – La storia
L'équipe medica ha asportato una neoplasia lombosacrale e ricostruito la colonna. Poi con una complessa tecnica di microchirurgia ha reindirizzato le funzioni del nervo sciatico
Torino Un raro tumore maligno l'aveva esposta al rischio concreto di una disabilità permanente all'arto inferiore destro ma, grazie a un complesso intervento chirurgico in due fasi, è potuta tornare a camminare. È accaduto all'ospedale Cto della Città della Salute e della Scienza di Torino, dove una paziente di 50 anni è stata trattata con successo ricorrendo a una tecnica avanzata di microchirurgia.
L'asportazione della neoplasia e il danno neurologico
La donna era affetta da un tumore maligno della guaina dei nervi periferici (MPNST), localizzato nella delicata regione lombosacrale, l'area da cui originano le radici nervose fondamentali per la mobilità e la sensibilità delle gambe. La prima fase del percorso clinico ha riguardato l'asportazione oncologica. L'équipe neurochirurgica — composta dal professor Diego Garbossa e dai dottori Fabio Cofano, Nicola Marengo e Francesca Rizzo — ha rimosso in blocco la massa tumorale, insieme alle radici nervose e ai muscoli compromessi, ricostruendo successivamente la colonna vertebrale con un impianto in carbonio di ultima generazione. L'operazione radicale, necessaria per fermare la malattia, aveva tuttavia comportato una conseguenza clinica attesa ma gravissima: la quasi totale perdita di funzionalità della gamba destra.
L'operazione di "nerve transfer"
Per evitare l'invalidità permanente, l'ospedale ha programmato un secondo intervento per ricostruire i collegamenti nervosi lesionati, basato sulla tecnica del nerve transfer (trasferimento nervoso). L'operazione, assimilabile a un "cambio di collegamento" in un circuito elettrico interrotto, ha visto i chirurghi prelevare alcuni rami ancora attivi e sani del nervo sciatico per deviarli e collegarli al territorio del nervo femorale, rimasto privo di comandi. Il nervo femorale è infatti indispensabile per controllare il muscolo quadricipite, estendere il ginocchio, sollevare la coscia e mantenere la stabilità. L'operazione ricostruttiva è stata pianificata ed eseguita dal microchirurgo Paolo Titolo, insieme ai neurochirurghi Francesca Vincitorio e Leonardo Bradaschia, in collaborazione con Bruno Battiston.
Il recupero
A distanza di alcuni mesi dal secondo intervento, l'esito è positivo. La cinquantenne ha recuperato gran parte della forza muscolare, non presenta dolore neuropatico severo (una complicanza frequente in queste gravi lesioni) ed è tornata a camminare in autonomia utilizzando solo un supporto per il piede. Si tratta di un risultato clinico eccezionale, reso possibile da una stretta sinergia multidisciplinare. Il percorso ha infatti coinvolto il Dipartimento di Ortopedia, traumatologia e riabilitazione (diretto da Giuseppe Massazza), la Neurochirurgia universitaria (diretta da Diego Garbossa), la SSD Microchirurgia ortopedica traumatologica (diretta da Paolo Titolo) e il Dipartimento di Anestesia, rianimazione ed emergenza (diretto da Maurizio Berardino). «Si tratta di una nuova frontiera della chirurgia — ha dichiarato Livio Tranchida, direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino —. Ancora una volta i nostri professionisti e una tecnica di ultima generazione hanno risolto un caso di rara difficoltà. Il mio grazie va a loro e a tutte le donne e gli uomini che ogni giorno lavorano in Cdss».
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