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La famiglia sterminata, il killer sui social: «Dovresti morire con i tuoi cari»

La famiglia sterminata, il killer sui social: «Dovresti morire con i tuoi cari»

Movente passionale: le indagini sul triplice omicidio che ha sconvolto il quartiere Casalotti a Roma puntano sempre di più verso questa pista. L’assassino ancora in fuga

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Roma Le indagini sul triplice omicidio che ha sconvolto il quartiere Casalotti a Roma puntano sempre di più verso un'ipotesi precisa: il movente sentimentale e passionale. È questa la pista principale che gli investigatori stanno seguendo nelle indagini sul massacro di un'intera famiglia bengalese, sterminata a colpi di mannaia all'interno della propria abitazione.

Il movente passionale e il macabro annuncio

A rafforzare l'ipotesi del delitto passionale ci sono le parole del presunto autore della strage, il 43enne bengalese Shahadat Hossain. Circa 24 ore prima del bagno di sangue, alle 21:33 del 25 giugno, l'uomo aveva pubblicato un inquietante post su Facebook: "Un uomo non muore da solo" e "dovresti morire con i tuoi cari quando muori. Così nessuno deve soffrire per nessuno". Frasi che oggi suonano come una lucida e spietata dichiarazione d'intenti.

La dinamica dell'agguato

La ricostruzione della Squadra Mobile di Roma delinea un piano curato nei minimi dettagli nell'appartamento di via Montiglio. Il killer ha ucciso prima la 38enne Jahan Hosne Momotay e la sua bambina, Islam Arowa. Successivamente ha cercato di ripulire le tracce di sangue nell'abitazione. Poi si è nascosto dietro una porta, attendendo il rientro degli altri due membri della famiglia. Intorno alle 22 sono rincasati il marito della donna, il 39enne Kamal Uddin Babul, e il figlio ventenne, Amir Hossain Ayan. Il killer li ha aggrediti a sorpresa, uccidendo il padre. Il giovane, seppur con una profonda ferita all'addome, è riuscito a trascinarsi in strada e a chiedere aiuto a un vicino, diventando l'unico sopravvissuto e il testimone chiave.

Caccia all'uomo: non si esclude il suicidio

Pochi istanti dopo il delitto, alcuni residenti hanno visto un uomo allontanarsi a piedi con i vestiti insanguinati. Poco distante, nella parte finale della via, gli agenti hanno sequestrato una mannaia (compatibile con le ferite) e una maglia blu abbandonata. La caccia a Shahadat Hossain — ex esponente del Bangladesh Nationalist Party (BNP) che proprio nel giorno della strage aveva ottenuto lo status di rifugiato a Frosinone — è ora a tutto campo. Le ricerche spaziano da Roma alla Ciociaria, con indagini estese anche nel Regno Unito, dove il ricercato potrebbe avere dei contatti.

L'ipotesi estrema

Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, non escludono tuttavia che il killer, dopo aver fatto perdere le proprie tracce, possa essersi tolto la vita. Mentre le autopsie sono state affidate all'Istituto di Medicina legale dell'Università Cattolica, resta il cordoglio per una famiglia descritta come riservata, laboriosa e perfettamente integrata. Il padre, da 15 anni in Italia, lavorava davanti a un supermercato in zona Boccea; moglie e figli lo avevano raggiunto da soli due anni.

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