Fuga dei giovani dalla Sardegna, sempre più under 35 costretti a partire: tantissimi sono laureati
Il 23 per cento degli emigrati sardi rientrerebbe se cifossero più servizi
Sassari L’allarme demografico e la fuga dei giovani sardi lontano dall’isola: due facce della stessa medaglia, due problemi tra i più gravi e che necessitano di interventi e risposte urgenti. La scelta dei giovani tra i 18 e i 35 anni di abbandonare la propria terra di origine non è una prerogativa tutta sarda, l’isola l’ha in comune con tutte le altre regioni del sud Italia. Secondo i dati elaborati dal Sole 24 Ore su base Istat, dal 2019 a oggi la popolazione residente tra i 18 e i 35 anni nel Mezzogiorno è calata del 7,6%. Nello stesso periodo, il Nord ha registrato una crescita del 4,8%.
In questo scenario, la Sardegna emerge con alcuni tra i dati più preoccupanti: il Sud Sardegna detiene il record nazionale di decrescita con un crollo del 13%. Anche le altre province sarde mostrano dati più alti della media del Sud: Oristano segna un -12,1%, Nuoro un -9,9%, mentre Sassari e Gallura, che valutate assieme perdono il 7,5%, e Cagliari, con un meno 7,4%, sono praticamente in linea con il resto del Mezzogiorno.
Questa dinamica trova conferma nel Rapporto Mete 2026 curato dal Crei Acli, che definisce la situazione dell’isola un “tramonto demografico”. Il rapporto evidenzia come la fascia d’età universitaria (19-25 anni) si sia ridotta in vent’anni del 29,6%. La Sardegna poi, è attualmente la Regione con la più bassa quota di giovanissimi nel Paese (solo il 6,31% contro il 7,17% nazionale).
L’emigrazione sarda e dei giovani del Sud è anche qualitativa. I dati Svimez riportati sempre dal Sole 24 Ore indicano che, tra il 2002 e il 2024, quasi un milione di under 35 ha lasciato il Sud per il Centro-Nord; di questi, oltre un terzo era laureato. Nel solo 2024, a fronte di 22 mila laureati partiti dal Mezzogiorno, si sono registrati appena 6 mila rientri. Il 33° Rapporto Crenos aggiunge un dato non meno preoccupante: la Sardegna occupa il 221º posto su 242 regioni europee per quota di laureati tra i 25 e i 34 anni (25,6% contro una media Ue del 44,1%). Nonostante ne produca pochi, l’isola fatica a trattenerli: il saldo migratorio dei laureati sardi è di -16,4 per mille, un dato quasi triplo rispetto alla media nazionale. Chi resta si scontra con un mercato del lavoro fragile: il tasso di occupazione per i 25-34enni è di ben 10,6 punti inferiore alla media nazionale per gli uomini e di 7,1 punti per le donne.
Nonostante l’esodo, il legame con l’isola resta forte. Così emerge da un focus presente sempre nell’ultimo rapporto Crenos e realizzato dall’associazione Nodi, una rete internazionale nata per connettere il capitale umano sardo, unendo chi è rimasto, chi non è mai andato via e chi progetta o è già riuscito a rientrare in Sardegna. L’indagine evidenzia che esiste una domanda latente di Sardegna: quasi un quarto degli emigrati (23%) valuta seriamente un rientro stabile. I ricercatori hanno misurato la disponibilità a pagare per tornare: gli emigrati sarebbero disposti a rinunciare in media a 317 euro al mese pur di lavorare nell’isola.
Ma quali sono i motivi che spingono un giovane a desiderare il ritorno? Secondo l’indagine, le condizioni che renderebbero possibile il rientro sono precise: in cima alla lista ci sono le opportunità di lavoro (92,3%) e il livello dei salari (91,9%). Seguono la qualità dei collegamenti (86,4%) e dei servizi sanitari (82,6%). Insomma, c’è sicuramente da lavorare, e tanto per creare queste condizioni. Un dato fondamentale per le politiche attive è che la decisione di tornare è spesso familiare: il sostegno alla collocazione lavorativa del partner aumenterebbe la propensione al rientro di oltre 450 euro al mese in termini di valore percepito.
L’economia sarda, pur con una base imprenditoriale locale solida (l'85,9% degli amministratori è nato nell'Isola, sempre dai dati Sole del 24 Ore), rischia il soffocamento. Le proiezioni del Rapporto Mete al 2050 sono allarmanti: la popolazione attiva scenderà sotto la soglia del 50%, trasformando la Sardegna nella regione più vecchia d’Italia. Senza interventi che passino dai bonus episodici a servizi strutturali, lavoro per le coppie, trasporti efficienti e valorizzazione dei talenti, l’isola rischia di continuare a esportare il suo bene più prezioso: i giovani, e con loro una parte importante del nostro futuro.
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