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Sulle tracce della storia

Archeologia, il mistero dei Rotoli del Mar Morto: l’IA potrà svelare nuovi dettagli sorprendenti – La svolta

di Ilenia Mura
Archeologia, il mistero dei Rotoli del Mar Morto: l’IA potrà svelare nuovi dettagli sorprendenti – La svolta

La collezione comprende le più antiche copie conosciute di molti libri della Bibbia ebraica

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Un team internazionale di scienziati è pronto a svelare dove furono scritti i celebri Rotoli del Mar Morto. Grazie a un finanziamento europeo di 2,5 milioni di euro (ERC), il progetto durerà cinque anni e unirà l'intelligenza artificiale alle analisi chimiche. L'obiettivo è tracciare l'origine esatta dei manoscritti e scoprire l'identità dei loro autori

Il progetto, denominato "Tracing Scribes and Scrolls" (Sulle tracce di scribi e rotoli), è guidato dal professor Mladen Popović dell'Università di Groningen. I Rotoli del Mar Morto figurano tra le più importanti scoperte archeologiche del XX secolo. Custodita dall'Autorità per le Antichità di Israele a Gerusalemme, la collezione comprende le più antiche copie conosciute di molti libri della Bibbia ebraica, oltre a un vasto corpus di testi ebraici risalenti al tardo periodo del Secondo Tempio. Nonostante decenni di studi, gli studiosi non sanno ancora dove siano stati realizzati molti di questi rotoli.

Il progetto guidato da Popović

Nel progetto "Sulle tracce di scribi e rotoli", i ricercatori si propongono di ricostruire le origini e la produzione dei Rotoli del Mar Morto utilizzando la chimica analitica, l'intelligenza artificiale e la paleografia (lo studio della scrittura). In questo modo, Popović e il suo team sperano di determinare dove i rotoli furono realizzati e scritti, gettando nuova luce sul loro contesto storico e culturale. I ricercatori stanno combinando queste nuove conoscenze con l'esperienza nell'analisi della scrittura (paleografia) acquisita da Popović nel suo precedente progetto ERC ("Le mani che scrissero la Bibbia"). Ciò consente loro di collocare i singoli scribi nel tempo e di identificarli geograficamente. In questo modo, intendono ricostruire i luoghi in cui gli autori dei Rotoli del Mar Morto svolsero la loro attività e identificare per la prima volta specifiche aree di produzione letteraria, creativa e reti sociali di intellettuali nell'antica Giudea. In questo modo, sperano di portare alla luce gruppi che sono stati in gran parte trascurati nel corso della storia. Ciò farà luce sulla diffusione di testi biblici e di molti altri tipi di testi nell'antica Giudea e, potenzialmente, anche oltre.

Alcuni studiosi ritengono che molti rotoli siano stati copiati da una comunità ebraica residente a Qumran. Altri ipotizzano che provenissero da diversi centri scrittori, tra cui Gerusalemme, prima di essere nascosti nelle grotte vicine in momenti di pericolo. Un'altra teoria suggerisce che le grotte fungessero da biblioteca o da luogo di deposito per testi religiosi usurati.

Pergamene, papiri e inchiostro

Per indagare su questi aspetti, il team ha in programma di esaminare circa 250 campioni provenienti dalla collezione dei Rotoli del Mar Morto. I campioni includono pergamena, papiro e inchiostro. Gli scienziati confronteranno la composizione chimica dei papiri provenienti dall'Egitto con quella dei materiali di Qumran e di altri siti del Deserto di Giuda. Si prevede che tale confronto rivelerà "impronte digitali" materiali uniche, aiutando i ricercatori a individuare la provenienza delle materie prime e le modalità di produzione dei diversi rotoli.

L’IA, il ruolo dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale svolgerà un ruolo centrale analizzando grandi quantità di dati chimici e individuando schemi che spesso sfuggono ai metodi tradizionali. I risultati saranno poi integrati con studi sulla grafia antica, sulla struttura fisica dei rotoli e su elementi di natura linguistica. I ricercatori esamineranno dettagli quali la preparazione dei supporti, l'impaginazione, i margini e le tecniche di cucitura per ricostruire un quadro più completo delle modalità di realizzazione dei manoscritti.

Il progetto mira a creare il primo modello su larga scala per la mappatura di oltre 25.000 frammenti dei Rotoli del Mar Morto. Mettendo in relazione le evidenze materiali con l'analisi della grafia e del testo, i ricercatori sperano di collocare i singoli manoscritti e gli scribi nel loro contesto storico e geografico. Tale lavoro potrebbe portare all'identificazione di importanti centri di scrittura, cultura e attività letteraria nell'antica Giudea e nelle regioni limitrofe.

Le mani che scrissero la Bibbia: lo studio precedente

Un precedente studio ha invece datato I Rotoli del Mar Morto svelando che sono più antichi di quanto finora ipotizzato e in alcuni casi la loro stesura è contemporanea all’epoca in cui sono vissuti gli autori anonimi dei testi biblici. Questo era emerso dallo studio internazionale pubblicato sulla rivista PLOS One al quale ha partecipato l’Università di Pisa insieme agli atenei di Groningen e di Southern Denmark nell’ambito del progetto europeo ERC “Le mani che scrissero la Bibbia”. La ricerca aveva combinato per la prima volta l’intelligenza artificiale con la datazione al radiocarbonio permettendo di affinare la cronologia dei manoscritti.

I test condotti e la rivelazione – l’Università di Pisa

I test condotti su 135 rotoli – si legge sul sito dell’Università di Pisa – hanno rivelato che numerosi manoscritti sono in realtà molto più antichi di quanto sinora ritenuto. I manoscritti in scrittura di tipo asmoneo, tradizionalmente datati tra 150–50 a.C., risultano a volte precedenti anche alla metà del II secolo a.C. (cioè intorno al 175–150 a.C. o anche fine III sec. a.C.). Anche la scrittura erodiana è risultata più antica del previsto, indicando una coesistenza dei due stili già dalla fine del II secolo a.C., piuttosto che dalla metà I secolo a.C., come ritenuto finora.

Lo studio ha inoltre permesso di identificare due frammenti del Libro di Daniele e dell’Ecclesiaste – 4QDanielc e 4QQoheleta – che risalgono rispettivamente al II e al III secolo a.C., lo stesso periodo in cui si presume siano vissuti gli autori anonimi dei rispettivi testi biblici. È la prima volta che frammenti della Bibbia possono essere associati con così alta probabilità al tempo dei loro estensori, offrendo una prova tangibile per gli studiosi che si interrogano sulle origini della Bibbia e sulla trasmissione dei suoi testi.

Il team pisano, composto dalle professoresse Ilaria Degano e Maria Perla Colombini e dal dottor Jacopo La Nasa del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale, ha partecipato allo studio mettendo a punto protocolli innovativi per la rimozione di contaminanti presenti nei frammenti, in particolare sostanze residue di vecchi restauri, che avrebbero potuto alterare l’accuratezza della datazione al radiocarbonio.

«Il nostro compito è stato assicurare che i materiali inviati per la datazione fossero il più possibile puliti e privi di residui che potessero alterare i risultati — spiega la professoressa Ilaria Degano — Per farlo, abbiamo sviluppato e validato un protocollo specifico che consente di rimuovere i contaminanti senza compromettere l’integrità del campione e di verificarlo analiticamente. È stata una sfida che ha richiesto grande precisione, perché abbiamo lavorato su reperti unici e fragili. Questo approccio, altamente innovativo, potrà essere impiegato in futuro anche su altri manoscritti antichi, offrendo uno standard avanzato per la preparazione di campioni destinati alla datazione radiometrica».

L’aiuto degli algoritmi e del sistema learning machine

I dati chimico-fisici ottenuti sono stati fondamentali per allenare Enoch, un nuovo modello predittivo basato sul machine learning, capace di stimare l’età dei manoscritti a partire dalle immagini delle scritture. Realizzato all’Università di Groningen, Enoch utilizza BiNet, una rete neurale profonda progettata per analizzare le tracce d’inchiostro e la morfologia dei caratteri manoscritti. L’algoritmo, validato attraverso la datazione al radiocarbonio, ha raggiunto una precisione senza precedenti, con un margine di incertezza di circa più o meno 30 anni, inferiore a quello delle stesse tecniche radiometriche nel periodo considerato.

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