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Codice della strada

Autovelox, svolta dalla mezzanotte: 2.856 dispositivi restano accesi, 1.204 verranno spenti

Autovelox, svolta dalla mezzanotte: 2.856 dispositivi restano accesi, 1.204 verranno spenti

Da domani, domeica 12 luglio, entra in vigore il decreto atteso da 34 anni: salvi sette apparecchi su dieci, ma resta aperto il nodo dei ricorsi

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Roma Da domani 12 luglio l’Italia degli autovelox viaggerà a due velocità. Non cambieranno i limiti sulle strade, ma cambierà il destino degli apparecchi usati per rilevare le infrazioni. Secondo il censimento del ministero dei Trasporti, aggiornato al 10 luglio, i dispositivi presenti sul territorio sono 4.060: di questi, 2.856 potranno continuare a essere utilizzati per elevare sanzioni, mentre 1.204 dovranno essere spenti.

Il punto non riguarda la capacità tecnica degli strumenti di misurare la velocità, ma il loro titolo giuridico. Come spiega al Corriere della Sera Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e referente Anci, da mezzanotte e un minuto del 12 luglio alcuni apparecchi potranno continuare a produrre verbali, mentre altri non avranno più i requisiti per trasformare una rilevazione in una multa.

Il decreto atteso da 34 anni

La novità nasce dal decreto sull’omologazione degli autovelox, atteso da 34 anni. Il Codice della strada prevede dal 1992 che questi dispositivi debbano essere omologati, ma fino a oggi mancava una procedura definita per ottenere l’omologazione. Per questo il ministero aveva rilasciato nel tempo provvedimenti di approvazione.

La distinzione non è formale. La Corte di cassazione, a partire dall’ordinanza numero 10505 del 2024, ha più volte affermato che approvazione e omologazione non sono la stessa cosa. Da qui il contenzioso che negli ultimi mesi ha messo in discussione numerose sanzioni.

Il nuovo decreto prova a mettere ordine. L’Allegato B individua i decreti di approvazione relativi a 25 prodotti considerati conformi ai requisiti: gli apparecchi che corrispondono a quei modelli “si intendono omologati”. Questo però non significa che il ministero abbia verificato uno per uno i 2.856 dispositivi salvati. A ottenere il nuovo riconoscimento è il prototipo: ogni singolo esemplare potrà essere usato solo se corrisponde a quel modello e a quella versione, se ha una taratura valida e se supera le verifiche previste.

Le nuove regole

Da ora in poi ogni nuovo prototipo dovrà essere omologato. Ogni apparecchio dovrà inoltre essere tarato prima dell’entrata in funzione e poi almeno una volta all’anno. Se il certificato di taratura scade o se il controllo dà esito negativo, il dispositivo dovrà essere fermato.

Il decreto introduce anche garanzie sul trattamento dei dati: fotografie e rilevazioni dovranno essere crittografate e firmate digitalmente. Nel caso di riprese frontali, i volti dovranno essere oscurati.

Gli apparecchi esclusi

Più delicata è la situazione dei 1.204 dispositivi esclusi. Il fatto che debbano essere spenti non significa automaticamente che misurino male la velocità. Significa però che non rientrano tra i modelli indicati dal decreto e, finché non otterranno l’omologazione, non potranno essere usati per accertare violazioni. I titolari delle approvazioni potranno presentare documentazione e test. In alcuni casi il ministero dovrà pronunciarsi entro sessanta giorni. Nel frattempo, però, quegli strumenti non potranno produrre multe.

Il nodo dei Tutor

Il tema preoccupa soprattutto in vista dell’esodo estivo. Altamura teme che lo spegnimento di dispositivi collocati in punti sensibili possa essere interpretato dagli automobilisti come un “liberi tutti”. Il problema riguarda in particolare alcuni Tutor di vecchia generazione, approvati tra il 2004 e il maggio 2017, che secondo una ricognizione dovranno essere fermati su almeno 83 tratte delle autostrade A1, A4, A13, A14 e A16.

I sistemi Tutor sono considerati particolarmente rilevanti per la sicurezza perché non misurano la velocità in un singolo punto, ma calcolano la media lungo un tratto. Dopo la loro introduzione, sulle tratte controllate la velocità di picco è scesa del 25 per cento, quella media del 15 per cento e la mortalità del 56 per cento nel primo anno.

Stefano Guarnieri, presidente dell’associazione intitolata al figlio Lorenzo, morto a 17 anni, ricorda che questi strumenti hanno contribuito a salvare molte vite. Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, parla invece di una “deregulation improvvisa”, proprio perché il Tutor è percepito da molti conducenti come un sistema più equo rispetto all’autovelox puntuale.

Sicurezza stradale e ricorsi

Il quadro arriva in una fase già preoccupante per la sicurezza stradale. Secondo i dati richiamati da Asaps, nei primi sei mesi del 2026 le vittime nei fine settimana sono aumentate da 643 a 658, con una crescita del 2,3 per cento. Gli incidenti mortali sono invece rimasti quasi invariati, 604 contro 605. Per Biserni questo significa che gli schianti sono diventati più violenti e più spesso fatali.

Resta poi aperto il nodo giuridico. La Cassazione ha tracciato una separazione netta tra approvazione e omologazione. Ora un decreto ministeriale stabilisce che alcuni strumenti approvati “si intendono omologati”. Secondo Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze, un decreto non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge. Il rischio, quindi, è che il contenzioso non si chiuda.

Per Ferrara, i giudici potrebbero continuare ad annullare le sanzioni seguendo l’orientamento della Cassazione. L’unica differenza potrebbe essere processuale: chi farà ricorso dovrà impugnare non solo il verbale, ma anche la parte del decreto ministeriale che riguarda l’apparecchio utilizzato.

Il passato non viene sanato

Il decreto non ha effetto retroattivo. Non sana le vecchie multe, non chiude i giudizi in corso e non rende automaticamente validi gli accertamenti già contestati. Le associazioni dei consumatori hanno già annunciato nuovi ricorsi.

Resta sullo sfondo anche la polemica sugli autovelox considerati “bancomat” dei Comuni. Altamura respinge questa lettura e la definisce una “grande bufala”: nelle grandi città, spiega, le multe da autovelox valgono appena il 9 per cento dei 631 milioni incassati. La parte più consistente arriva invece da Ztl, soste, corsie preferenziali e varchi. Dopo trentaquattro anni di attesa, il decreto introduce regole più chiare per il futuro. Ma la pace giudiziaria sugli autovelox è ancora lontana.

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