Sassari, aspettando il bus sotto il sole: viaggio tra panchine roventi e degrado
Pendolari e turisti al terminal Arst di via Padre Zirano
Sassari Sono le 10 del mattino ed è già iniziata la guerra, persa in partenza, contro i 30 gradi. Il sole è alto nel cielo e i primi pendolari si trascinano, bolliti e sfiniti, verso il terminal di via Padre Zirano. Sono ormai sei anni che quella che doveva essere una soluzione temporanea, in attesa del nuovo centro intermodale di via XXV Aprile, è diventata parte integrante dell’arredamento urbano di una via che dovrebbe rappresentare la porta della città e che invece assume sempre più i connotati dell’estrema periferia. La stazione è frequentata ogni giorno da cittadini sassaresi, pendolari dell’hinterland e anche da qualche turista armato di valigie, occhiali da sole e ventaglio. Già, perché aspettare il pullman qui, sotto il sole, richiede un adeguato equipaggiamento tecnico e una buona dose di coraggio.
Appena arrivati, si ha subito l’impressione che sostare sotto le pensiline non sia una grande idea: l’effetto serra è dietro l’angolo. Non va molto meglio sulle panchine prive di tettoia che, raggiunta una certa temperatura, si arroventano trasformandosi in vere e proprie piastre. I passeggeri cercano allora di ritagliarsi un angolo di refrigerio sotto la tettoia dello snack bar-biglietteria, un rifugio climatico di fortuna, quanto basta per scongiurare la disidratazione. Se qualcuno dovesse aver bisogno di qualcosa di fresco o avesse un calo di zuccheri, dal lunedì al sabato può contare sul bar. La domenica, invece, ci si aspetterebbe almeno il supporto dei distributori automatici di snack e bevande. Basta però una rapida occhiata perlustrativa per capire come stanno le cose: i distributori fisicamente esistono, peccato che siano fuori uso, abbandonati, sventrati dai vandali e ormai imbottiti di rifiuti di ogni genere, dimensione ed epoca. Ed è subito archeologia del degrado. Viene inevitabilmente in mente la teoria delle “finestre rotte”, elaborata negli anni ottanta dai criminologi Wilson e Kelling, secondo cui il degrado tende ad alimentare altro degrado, contribuendo a peggiorare ulteriormente il contesto urbano e sociale.
«Non mi sembra un bel vedere, c’è un po’ di spazzatura» dice con una smorfia di disgusto Dominika, turista arrivata dalla Slovacchia, mentre indica uno dei distributori abbandonati. E capita anche che un simile scenario, complice l’abitudine, non spettini più di tanto chi lo vede ogni giorno. «Non mi fa né caldo né freddo», afferma con schiettezza disarmante una ragazza sassarese mentre aspetta il mezzo, china sullo smartphone. Ma oltre al degrado emerge anche un altro elemento: la percezione di insicurezza. Alcuni utenti intervistati raccontano di evitare la stazione nelle ore serali perché la ritengono poco sicura.
Da una certa ora in poi, spiegano, si aggirano persone poco raccomandabili. Una sensazione condivisa anche da una studentessa: «A me non è mai successo niente, ma con tutte le storie che si sentono in giro, in un posto così isolato, la notte, da soli e per giunta senza sorveglianza, un po’ di paura c’è». Si aggira nella stazione assolata anche un pensionato. Camicia di lino chiara, occhiali da sole, in mano una cartella con dei documenti, ma soprattutto totale sprezzo del caldo, nonostante il sudore gli lucidi visibilmente il viso. È un habitué del mezzo pubblico, è di Porto Torres, viene a Sassari per delle visite mediche e «in questo caso preferisco prendere il pullman perché se arrivo in automobile, poi rischio di non trovare parcheggio. E poi gli orari sono flessibili, c’è un pullman ogni ora». Il servizio è giudicato buono anche da una signora di Tissi, che frequenta Sassari per pratiche burocratiche e sanitarie. Sono spesso viaggi mordi e fuggi, ma l’occhio è attento e, parlando, torna il problema del caldo che «andrebbe gestito meglio, qua si arrostisce, le panchine scoperte sono roventi e anche sotto le pensiline la temperatura non perdona – e aggiunge – l’altro giorno un signore si è sentito male. I soccorsi sono arrivati subito, ma è evidente che c’è un problema. Prendo il pullman da almeno dieci anni e le assicuro che la situazione è peggiorata».
Intanto i lavori per il nuovo centro intermodale di via XXV Aprile sono partiti. Il progetto prevede anche il trasferimento della stazione Arst all’inizio di via San Paolo, ma i tempi per dire addio al terminal di via Padre Zirano si annunciano ancora lunghi. Una prospettiva a cui comunque i pendolari guardano con favore: «Lì sì che sarebbe l’ideale, almeno siamo più vicini al centro», osserva una viaggiatrice.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
