Nei fondali della Sardegna c’è un nuovo inquilino: il nome è dedicato ad Alberto Angela – Ecco qual è
Si tratta di un verme marino, la nuova specie chiamata come il divulgatore scientifico
Sassari È il verme marino più di tendenza del secolo, almeno in terra italiana e nei fondali dell’isola: una nuova specie di anellide di mare è balzato alle cronache perché, a seguito di una recente scoperta dell’Università del Salento, è stato dedicato ad uno dei divulgatori scientifici più amati. E così grazie alla Myxicola Albertoangelai si sono accesi i riflettori sull’importanza della ricerca in campo marino.
Per Joachim Langeneck, biologo e zoologo marino - nel team di ricerca salentino con Matteo Putignano e Andrea Toso – il significato di questo lavoro è chiaro: «Stiamo sottovalutando la biodiversità del Mediterraneo». Myxicola albertoangelai è un anellide marino filtratore che vive sul fondale e si nutre catturando particelle organiche sospese nell'acqua attraverso una caratteristica corona di tentacoli piumati. In questo modo contribuisce agli equilibri degli ecosistemi marini trasformando la materia organica in biomassa. La specie è stata finora individuata su fondali sabbiosi tra i 10 e i 20 metri di profondità. Il suo valore non risiede soltanto nell'essere una nuova specie per la scienza. Altri organismi della stessa famiglia sono studiati per il loro potenziale impiego nella depurazione delle acque e nella valorizzazione della biomassa, con possibili applicazioni che spaziano dall'alimentazione dei pesci ai fertilizzanti e ai biocarburanti.
La presenza di numerose specie di questi tipo rappresenta inoltre una sorta di assicurazione naturale per gli ecosistemi. Maggiore è la biodiversità, più difficile sarà perdere servizi essenziali come la filtrazione delle acque o il riciclo della materia organica. Per il ricercatore, infatti, l'isola - rappresenta uno degli ambienti più interessanti del Mediterraneo. «Quando pensiamo alla Sardegna pensiamo subito agli endemismi terrestri, alle specie animali e vegetali che si sono evolute in isolamento – osserva Langeneck – Ma esiste anche un effetto isola sulla fauna marina, soprattutto quella delle acque superficiali. La scarpata continentale, soprattutto sul lato occidentale, scende molto rapidamente verso grandi profondità e ha contribuito a mantenere le coste relativamente isolate e a favorire una loro evoluzione indipendente come fauna e flora». Mentre il Mediterraneo si riscalda, l'isola ospita specie e comunità biologiche con affinità atlantiche, ormai rare o scomparse in gran parte del resto dei mari italiani. Per questo l’isola può rappresentare un rifugio naturale per la biodiversità minacciata dal cambiamento climatico.
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