Maxi operazione della Dda, la banda era pronta ad assaltare un caveau e un furgone che trasportava oro: 11 arresti
Tra le persone finite in manette anche il dipendente di una fonderia, che avrebbe dovuto fare da basista
Cagliari. Un gruppo organizzato che voleva assaltare prima un furgone che trasportava oro, per un valore di circa sei milioni di euro, dalla fonderia di San Gavino a un caveau di Arezzo, per poi decidere di assaltare direttamente il caveau di San Gavino, dove i quantitativi di metalli preziosi custoditi sono di valore ben superiore rispetto a quelli trasportati dal singolo furgone.
Le persone arrestate sono originarie di Fonni, Arzana, Desulo e Villanovatulo, e della provincia di Cagliari. Il gruppo poteva contare sul basista di San Gavino, dipendente della fonderia della Portovesme Srl, che secondo gli investigatori avrebbe fornito informazioni riservate di fondamentale importanza, documentando con rilievi fotografici i furgoni portavalori, il sito produttivo, gli accessi, i percorsi interni, i sistemi di sicurezza e i punti sensibili della struttura.
Viene loro contestata la tentata rapina, il porto e la detenzione di armi ed esplosivo, e la ricettazione dei veicoli che sarebbero serviti per portare a termine l'assalto: gli inquirenti ipotizzano infatti che l'organizzazione mettesse in conto di utilizzare armi, esplosivo e mezzi pesanti per neutralizzare le difese del caveau.
Il gruppo, è stato spiegato, aveva diverse basi logistiche: vicino a San Gavino, nella zona di Isili - dove sono stati trovati dieci mezzi rubati, tra i quali un carro attrezzi, successivamente trasferiti nel territorio di Busachi - e a Fonni, dove secondo l'accusa si sarebbero tenute diverse riunioni operative, intercettate nel corso delle indagini, per pianificare il colpo e reclutare il cosiddetto "gruppo di fuoco" incaricato dell'esecuzione materiale.
Da Busachi il commando sarebbe dovuto entrare in azione per intercettare il furgone portavalori lungo la S.S. 131, durante il tragitto verso Olbia una fase, quest'ultima, integralmente monitorata dagli investigatori, segno che il progetto era ormai giunto a uno stadio esecutivo.
All'operazione, scattata alle prime luci dell'alba e che ha impegnato circa 130 uomini e donne della Polizia di Stato, hanno partecipato il Servizio centrale operativo del ministero dell'Interno, il Reparto prevenzione crimine Sardegna, i Nocs, già pronti a intervenire in caso di assalto, l'Uopi (Unità operativa di primo intervento), il Reparto Volo, le Squadre mobili di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, le Volanti della Questura di Cagliari, i Commissariati di Carbonia, Iglesias, Lanusei, Gavoi, Ottana e Orgosolo, la S.I.S.C.O. di Cagliari, le unità cinofile e i Gabinetti regionale e provinciale di Polizia Scientifica.
Per la prima volta in Sardegna viene applicato l'articolo 628 bis del codice penale, relativo all'assalto a furgoni portavalori o a istituti bancari, che ha portato all'arresto di un gruppo di persone per il reato di tentata rapina.
Si è trattata di un'operazione complessa i cui risultati vengono resi noti dal procuratore della Repubblica di Cagliari Rodolfo Sabelli, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari e che ha coinvolto le Procure di Cagliari, Nuoro e Lanusei.
Undici le misure cautelari messe in atto su disposizione del Gip del tribunale di Cagliari, al termine delle quali gli indagati sono stati condotti nelle rispettive Case Circondariali.
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