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Salvataggi a mare, con i cani bagnino spiagge più sicure: «Si tuffano a comando ma per loro è un gioco»

di Stefania Puorro
Salvataggi a mare, con i cani bagnino spiagge più sicure: «Si tuffano a comando ma per loro è un gioco»

L’unità cinofila salvataggio fa anche attività di prevenzione

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C’è chi si alza dall’asciugamano, chi prende il cellulare e chi richiama i bambini. Sulla spiaggia di Pittulongu basta un cenno di Marco De Nicolo e Dylan, un Labrador addestrato al salvataggio in mare, si lancia in acqua. Raggiunge due bagnanti che simulano una richiesta di soccorso, li affianca insieme al conduttore e li trascina fino a riva. Attorno a lui entrano in azione anche gli altri cani della squadra: Nala con Elisa Azara, Zeus con Erika Spano, Arché con Giulia Rallo e Kira con Elena Cappelli. È solo una simulazione, ma basta osservare il lavoro delle unità cinofile per capire quanto possano essere preziosi quando qualcuno è davvero in pericolo. Cinque unità cinofile, cinque storie diverse e un unico obiettivo: offrire un supporto ai bagnini quando il mare può diventare fatale. L’esercitazione organizzata dall’Unità Cinofila Nazionale Salvataggio richiama decine di curiosi. I bambini seguono ogni movimento dei cani, gli adulti fanno domande e fotografano recuperi che, pur simulati, riproducono fedelmente le diverse situazioni di emergenza.

Addestramento e vantaggi

La sezione di Olbia è nata quattro anni fa e oggi conta dieci unità operative, poi c’è quella di Quartu Sant’Elena, dove l’associazione è presente da sei anni, e qui le squadre speciali sono una trentina. Durante l’estate i volontari operano su diverse spiagge della Gallura, da Marinella a Porto Taverna e Budoni, affiancando il lavoro degli assistenti bagnanti e garantendo un ulteriore presidio di sicurezza lungo il litorale. «Ogni unità è composta dal cane e dal suo conduttore – spiega l’istruttore nazionale Marco De Nicolo – . Iniziano il percorso insieme e insieme ottengono il brevetto. È un rapporto che si costruisce con il tempo e che diventa fondamentale durante gli interventi. Il lavoro comincia però già da cuccioli. Prima vengono valutate le caratteristiche dell’animale e del futuro conduttore, poi si passa all’educazione di base e, infine, all’attività in mare. Labrador, Golden Retriever e Terranova sono le razze più diffuse perché naturalmente predisposte al nuoto, ma non le uniche. Abbiamo brevettato anche un cane lupo cecoslovacco. La razza sicuramente aiuta, ma contano soprattutto il carattere, la forza e l’affiatamento con il conduttore». La dimostrazione in spiaggia fa capire quanto il cane possa fare la differenza in un momento in cui qualcuno ha bisogno di aiuto. Al comando del conduttore entra in acqua, raggiunge la persona che non riesce più stare a galla e la mantiene in sicurezza mentre il bagnino presta assistenza. Poi è il cane a trainare entrambi fino a riva, consentendo al soccorritore di risparmiare energie preziose. «Il vantaggio è enorme – spiega ancora De Nicolo – . Se il conduttore raggiunge una persona solamente a nuoto, arriva a riva molto affaticato. Con il cane, invece, conserva la forza necessaria per intervenire immediatamente se occorre praticare la rianimazione cardiopolmonare».

Le possibilità di impiego sono numerose. Il cane può recuperare contemporaneamente due persone in difficoltà, oppure raggiungere chi è rimasto alla deriva su un sup dopo aver perso la pagaia o essere stato trascinato dalla corrente. «Non è ancora tutto. In acqua i nostri cani riescono a trainare anche tre o quattro persone a bordo di un pattino. Grazie al galleggiamento e ai giubbotti tecnici lavorano senza grandi difficoltà e, finito un intervento, sarebbero anche pronti a ripartire subito. Hanno una eccezionale capacità di recupero». Per loro il soccorso non è una costrizione. «È un gioco. Appena indossano l’imbragatura vogliono entrare in acqua. Un entusiasmo che nasce anche dal rapporto costruito con il proprio conduttore, destinato a durare per tutta la vita operativa del cane e anche di più». Dietro quelle dimostrazioni c’è soprattutto volontariato. Tutti i componenti dell’Unità Cinofila Nazionale Salvataggio dedicano il tempo libero all’addestramento dei cani, alle esercitazioni e alle attività sulle spiagge. Allenamenti che si ripetono durante tutto l’anno e che richiedono costanza, tempo e molta passione. «Ognuno di noi ha un lavoro, una vita – racconta ancora Marco De Nicolo – . Abbiamo unito la passione per il mare a quella per i cani. Quattro anni fa abbiamo deciso di lanciarci in questa bellissima avventura e adesso stanno arrivando i risultati». 

Prevenzione: la cultura della sicurezza

«Il primo salvataggio è quello che non si rende necessario. Vuol dire evitare che una situazione di pericolo si trasformi in un'emergenza e che qualcuno debba entrare in acqua per soccorrere un bagnante in difficoltà». È da questo principio che nasce una parte importante dell'attività dell'Unità Cinofila Nazionale Salvataggio, impegnata non soltanto negli interventi operativi, ma anche nella diffusione della cultura della sicurezza in mare. Per questo, durante l'estate, i volontari hanno affiancato al servizio sulle spiagge momenti di informazione e sensibilizzazione rivolti a residenti e turisti. Le giornate organizzate di recente a Vignola, nel territorio di Aglientu, in collaborazione con il Comune, hanno rappresentato un'occasione per spiegare, soprattutto ai più giovani, quali sono i comportamenti corretti da adottare in mare e quali, invece, possono trasformare una semplice nuotata in una situazione di grave pericolo. Le simulazioni in acqua hanno attirato l'attenzione di tutti, ma il momento forse più importante è arrivato quando i volontari hanno risposto alle domande dei bagnanti e spiegato quali siano gli errori che, troppo spesso, sono all'origine delle richieste di soccorso. «Ci rivolgiamo soprattutto ai ragazzi – racconta Marco De Nicolo –. Molti vedono la boa rossa e decidono di raggiungerla per gioco. Ma quella boa si trova a circa duecento metri dalla riva. Significa percorrere 400 metri tra andata e ritorno e, se non si è allenati o il mare cambia improvvisamente, ci si mette seriamente in pericolo». Tra i temi di cui si parla durante gli incontri c'è sempre il significato delle bandiere, ancora oggi troppo spesso sottovalutato. «Quando il bagnino espone quella rossa non è un consiglio, ma un divieto. Significa che il mare diventa una minaccia. Eppure molti incidenti avvengono proprio in quelle giornate». Un consiglio riguarda invece il modo di vivere il mare. «Non è necessario allontanarsi centinaia di metri dalla costa per fare una bella nuotata. Restare in prossimità della riva, nuotando parallelamente alla spiaggia, consente di rimanere sempre sotto il controllo dei bagnini e rende più rapido un eventuale intervento di soccorso». Anche un semplice fischio, spesso percepito come un richiamo ai bagnanti, ha una funzione ben precisa. Come ha ribadito Marco De Nicolo «serve ad allertare immediatamente gli altri bagnini presenti sul litorale, che possono così individuare la zona di intervento e, se necessario, attivare rapidamente la catena dei soccorsi coinvolgendo anche la capitaneria di porto e il 118». È questo, in fondo, l'obiettivo delle giornate dedicate alla sicurezza in mare: ricordare che «la prudenza resta il miglior alleato di chi entra in acqua. Perché ogni comportamento corretto può sicuramente evitare un'emergenza e consentire ai bagnini e alle unità cinofile di non dover intervenire. Quindi: il mare è bello, è bellissimo, va goduto, ma va soprattutto rispettato».

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