Viaggio a Perdasdefogu, il paese dove diventare centenari è una tradizione: i segreti di zio Vittorio, 107 anni e dei super nonnini
In Ogliastra nel cuore della prima Blue zone del mondo
Perdasdefogu «Il problema è trovare tutte le candeline che servono, bisogna prepararsi giorni prima», perché quando qualcuno da queste parti entra nel club dei centenari la torta è per tutto il paese. E accade spesso. In una società che mette ai margini gli anziani, a Perdasdefogu, in piena Ogliastra, sono al centro dell’attenzione. Superata piazza San Pietro e il grande murale per Gigi Riva, nella via principale si estende sui muri di case e negozi una serie di fotografie di chi ha varcato la soglia dei 100 anni. Qui si viene considerati vecchi molto tardi. Giacomo Mameli tiene viva l’anima culturale di foghesu – solo chi è di passaggio usa l’altra denominazione –, 86 anni non sono nulla.
Giornalista e scrittore, sfreccia con una Panda bianca tra le strade strette. Nella parte più antica del paese c’è una via G. Mameli ma è probabile sia Goffredo. Però è Giacomo il volto noto di Perdasdefogu. Dirige il festival “SetteSere SettePiazze SetteLibri” e ogni estate porta in paese giganti di letteratura e giornalismo. Benedetta Tobagi il 2 agosto avrebbe dovuto partecipare a Bologna alla commemorazione della strage, «però Mameli mi ha chiamata a Perdasdefogu e non potevo mancare», ha spiegato la storica, che è venuta.
Carolina Serdino, 93 anni, è «aspirante centenaria», ride, capelli bianchissimi e pettinatura impeccabile perché «non si sa mai, possono sempre esserci visite». E infatti. Raccoglie i cestini e i panieri che realizza a mano ogni giorno per tenersi impegnata. Canne e legni diventano fili sottili da intrecciare. Pezzi unici di artigianato che sulle bancarelle di San Pantaleo costerebbero qualche centinaio di euro. A mezzogiorno arriva un ragazzo, entra con una bottiglia di latte, la lascia sul tavolo e fa un cenno.
«Vittorio Brundu»: il nome lo scandisce a bassa voce. Ha 107 anni, compiuti a febbraio. Era «l’acquaiolo dei foghesi», portava l’acqua potabile nelle case del secolo scorso. Più delle parole cerca la connessione tenendo stretta la mano tra le sue. Parla poco, in dialetto si premura con chi è a fianco di far presente che è solo perché oggi non si sente in forma. Nella “Rsa Letizia”, quasi fuori dal centro abitato, c’è un orto che viene curato ogni mattina, c’è un certo affollamento tra ospiti e personale.
Perdasdefogu qualche anno fa era sulla bocca di tutti per il record della famiglia Melis, la più longeva del mondo: 830 anni in nove tra fratelli e sorelle. E poi come Comune con la più alta concentrazione di centenari al mondo. «Nessun segreto, penso sia un fatto generazionale – ragiona Mauro Guerriero, direttore della rsa –. È una generazione che è stata forgiata da una vita dura e semplice». Sara Lai è una giovane psicologa: «Mi piace tantissimo ascoltare le storie dei nostri anziani, sono vite molto diverse da oggi». Valeria Boi invece è una speleologa che dieci anni fa ha trasformato una stanza di casa sua in B&b. «Mi chiedono se ho paura a far entrare sconosciuti, macché. Mi sento più sicura la notte», spiega divertita in salotto. Qui passano escursionisti, motociclisti, turisti stranieri. Ora Perdasdefogu è il paese letterario e il paese della Blue zone. «Qualche anno fa non era così», sorride amaro Valeria. Qui, tra le montagne d’Ogliastra che fanno sembrare il resto della Sardegna una miniatura, c’è un poligono di addestramento interforze. «Per anni ci siamo sentiti emarginati. Nessuno voleva prodotti di Perdasdefogu, nessuno veniva, nessuno ci frequentava, per paura che fossimo tutti contaminati di uranio impoverito», mentre nel poligono si spara anche adesso, in paese è un discorso tabù. A raccontare è un signore in piazza Bellas Mariposas. Ottant’anni, un adolescente per essere di foghesu.
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