Emergenza plastica, caccia ai nuovi siti per lo stoccaggio: è una corsa contro il tempo
Trovate mille tonnellate di spazio, ma l’assessora Laconi avverte: «L’allarme non è rientrato»
Cagliari A Macchiareddu, ieri 11 agosto, i camion con la plastica da stoccare non si sono visti. Le nuova area di Tecnocasic è rimasta per tutta la giornata senza un solo grammo di polimeri. Il motivo? L’operazione messa in piedi dalla Regione per far fronte all’emergenza rifiuti è slittata di 24 ore. La corsa contro il tempo comincerà infatti alle 7 di stamattina. «Noi comunque siamo già pronti», assicura Sandro Anedda, amministratore della società per azioni con socio unico il Consorzio industriale provinciale di Cagliari. A quel punto si darà il via al trasferimento delle montagne di plastica accumulate nei piazzali di Soma.Ricicla, mentre un poco alla volta riprenderanno anche i conferimenti dei Comuni convenzionati, i mezzi dei quali non entreranno direttamente a Tecnocasic. Il materiale verrà spostato prima da Soma nella nuova area e soltanto quando si sarà liberato spazio sufficiente potranno ripartire i conferimenti.
La prima boccata d’ossigeno vale circa mille tonnellate: è questa la capacità immediatamente disponibile nella piattaforma di Macchiareddu. Ma la Regione sta già lavorando per aumentarla. «I Comuni che hanno accumulato materiale dovranno attendere una ripresa progressiva – precisa l’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi – e soltanto dopo la prima giornata sarà possibile capire quanto materiale è stato trasferito e quante amministrazioni potranno tornare a conferire». Nel frattempo, spiega, «è stato avviato l’iter autorizzativo per rendere disponibile un ulteriore volume di stoccaggio, stimato in altre diverse migliaia di tonnellate, con l’obiettivo di renderlo operativo nei primi giorni di settembre».
Insomma, l’emergenza non è ancora alle spalle. E Laconi lo dice senza giri di parole: «No, non è affatto rientrata. Lo sarà soltanto quando saranno ripristinati flussi in uscita regolari, continuativi e adeguati». Il rischio, altrimenti, è che gli spazi appena trovati si riempiano rapidamente. «Finché il governo non porrà rimedio alle criticità della filiera nazionale e Corepla non garantirà una programmazione certa dei ritiri, il problema non soltanto resterà aperto, ma rischierà di aggravarsi».
Per ora, dunque, Macchiareddu consente al massimo di guadagnare tempo. Ma il tempo, da solo, non basta. «La Sardegna sta facendo tutto ciò che rientra nelle proprie possibilità, però non può essere lasciata sola ad assorbire gli effetti di una crisi che riguarda l’intero Paese», dice l’assessora prima di dedicare un passaggio ai sindaci: «Il mio ringraziamento non è formale, loro sono in prima linea nella gestione delle conseguenze di una crisi che non hanno provocato e che non possono risolvere da soli». La Regione, aggiunge, «condivide l’esigenza di una regia unitaria e continuerà a lavorare con Anci, Province, Città metropolitane e consorzi industriali». Anche perché scaricare tutto sui territori non può essere la soluzione. «Le eventuali misure locali possono avere soltanto carattere residuale e temporaneo e non devono tradursi nel trasferimento sui sindaci delle responsabilità derivanti da una disfunzione nazionale», chiarisce Laconi.
Il problema, infatti, nasce fuori dall’isola. La crisi della filiera nazionale degli imballaggi in plastica è legata alla contrazione del mercato dei materiali riciclati e al rallentamento dei ritiri verso gli impianti di recupero. Il 29 giugno Conai e Corepla hanno confermato che le difficoltà interessano l’intero Paese. E in Sardegna, prima al Nord e poi al Sud, il calo dei ritiri ha progressivamente saturato gli spazi disponibili, con in più l’ostacolo del mare. «Quando i nostri impianti non riescono ad assorbire i quantitativi raccolti, trasferire la plastica sul continente richiede più tempo, organizzazione e denaro. Per questo la Regione ha chiesto al ministero dell’Ambiente una regia nazionale, ritiri regolari e interventi che impediscano di scaricare i costi della crisi sui Comuni e sui cittadini».
Un primo segnale positivo, intanto, arriva proprio dai camion che dovranno uscire dall’isola. Corepla ha assegnato materiale a centri di selezione del continente e questo consentirà di trasferire circa 600 tonnellate di imballaggi. «Non è la soluzione, ma è spazio che si libera e che può dare respiro al sistema». La partita, però, si giocherà sulla continuità. Perché mille tonnellate possono sembrare tante, ma se i camion in uscita si fermeranno, anche il nuovo piazzale di Macchiareddu rischia di tornare pieno molto presto.
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