Plastica, la Sardegna corre ai ripari: «I depositi temporanei non bastano, c’è ancora il rischio di un blocco totale»
Nel frattempo sono stati avviati i conferimenti nei siti temporanei del Tecnocasis e del Cipnes di Olbia
Sassari L’emergenza plastica potrebbe andare avanti ancora per diverse settimane e le soluzioni tampone potrebbero non bastare ad evitare il blocco della raccolta in decine di Comuni della Sardegna. Per questo motivo la Regione, Anci Sardegna e l’Unione delle Province sarde hanno investito del problema i prefetti di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari.
«Il progressivo esaurimento delle capacità disponibili potrebbe determinare nuove sospensioni dei conferimenti, con conseguenze sulla continuità dei servizi di raccolta e possibili ricadute ambientali, igienico-sanitarie e organizzative», scrivono l’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi, la presidente di Anci Daniela Falconi e il rappresentante dell’Upi Mauro Usai. Nella lettera si chiede un intervento nei confronti di Corepla, il Consorzio nazionale che gestisce il sistema del riciclo della plastica, perché assicuri il ripristino del ritiro dei materiali conferiti nei siti di stoccaggio. Ai Prefetti è stato rappresentato un quadro aggiornato della situazione, per valutare, l’opportunità di portare all’attenzione del Governo la gravità delle criticità in atto e i rischi connessi a un loro ulteriore aggravamento. È stato fatto un riferimento diretto alla condizione di insularità della Sardegna, che limita le alternative logistiche immediatamente disponibili.
«Le soluzioni attivate con urgenza consentiranno di alleggerire la pressione immediata, ma restano temporanee e di capacità limitata. La crisi può essere superata soltanto attraverso il ripristino di ritiri regolari, adeguati e continuativi da parte di Corepla e un coordinamento nazionale che tenga concretamente conto degli svantaggi logistici derivanti dall’insularità», ha detto l’assessora Laconi.
«I Comuni stanno garantendo con grande senso di responsabilità un servizio essenziale per le comunità e non possono essere lasciati soli a fronteggiare le conseguenze di disfunzioni che non dipendono da loro», ha aggiunto la presidente di Anci Daniela Falconi.
Nel frattempo sono stati avviati i conferimenti nei siti temporanei del Tecnocasis e del Cipnes di Olbia. I depositi provvisori però possono garantire un’autonomia fino alla fine di agosto poi l’emergenza potrebbe aggravarsi ulteriormente. E così ieri l’assessora all’ambiente in una riunione ha chiesto ai presidenti delle province di individuare altre aree da destinare temporaneamente allo stoccaggio. In pratica una riproposizione del modello che era stato lanciato dalla Città metropolitana di Sassari a Scala Erre, autorizzata in tempi record ad accogliere la plastica non avviata al riciclo.
La Regione aveva chiesto prima ai Comuni di adottare analoghi atti ma dall’Anci era arrivata una risposta negativa: «deve essere la Regione ad adottare un provvedimento che delinei un quadro giuridico e amministrativo di riferimento per tutti». Si è scelta una strada intermedia, quella, appunto di investire della questione le province. Nel corso della riunione sono state formulate anche le prime ipotesi di aree che potrebbero accogliere la plastica.
«Le Province e le Città metropolitane hanno confermato la piena disponibilità a concorrere al coordinamento territoriale e alla ricognizione di ulteriori aree che dovessero rendersi necessarie – ha detto Mauro Usai, sindaco di Iglesias e presidente dell’Upi sarda–. È un impegno assunto nell’interesse delle comunità e per prevenire conseguenze più gravi. Lo stoccaggio temporaneo, tuttavia, non può trasformarsi in una soluzione strutturale: occorre rimuovere le cause della crisi e ripristinare flussi di ritiro certi, adeguati e continuativi».
Un punto questo su cui tutte le istituzioni sarde sono d’accordo. Il problema è nazionale e la soluzione definitiva può arrivare solo da un intervento governativo. In caso contrario anche le soluzioni tampone si riveleranno inefficaci e il caso della plastica sarà destinato ad andare avanti chissà per quanto tempo ancora.
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