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Al Mercato civico

Il pesce è sempre il re, ma il conto è salato: quanto si spende per il pranzo di Ferragosto

di Valentina Ruiu
Il pesce è sempre il re, ma il conto è salato: quanto si spende per il pranzo di Ferragosto

Spesa con il freno a mano tirato a Sassari

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Sassari Dici “Pranzo di Ferragosto” e viene subito in mente la pellicola cult di Gianni Di Gregorio, con il protagonista che si aggira tra gli assolati banchi del mercato di Trastevere alla ricerca di pesce fresco da fare al forno, su un letto di patate. Quella era Roma.

A Sassari, passando il mare e osservando la spesa della vigilia al mercato civico, si ritrova però la stessa voglia di portare in tavola, per la festa, soprattutto pesce. Lo scrisse già lo scrittore Enrico Costa nel volume due "Macello, Pescheria, Mercati": “Fra tutti, quello dei pesci fu in ogni tempo il preferito per i sassaresi. Una vera ghiottoneria! Anche per i signori più distinti era una smania e quasi un lusso correre al mercato nelle ore dell'arrivo dei pesci”. Certo, non è più il mercato di tanti anni fa, quando il profumo del pesce e il vociare dei pescivendoli si sentivano già da via La Marmora. Ma la gente c’è, e arriva con le idee chiare e la shopper biodegradabile pronta a riempirsi.

Sono soprattutto donne: scrutano le vetrine coi raggi x, indicano, chiedono e confrontano. Niente è lasciato al caso, la spesa è calcolata centesimo per centesimo. La vita corre veloce e bisogna già fare i conti con i prezzi che lievitano e con budget sempre più piccoli. «Per Ferragosto prendo un po’ di gamberoni per farli arrosto», dice una signora. A confermare il trend è uno dei pescivendoli all’ingresso del mercato, impegnato a sfilettare delle orate. «Chi rimane a casa per Ferragosto preferisce il pesce locale, ma anche calamari, polpi e seppie. Sono prodotti che aumentano di prezzo, quindi, quando trovano l’occasione, li acquistano e li congelano», spiega Gavino Orani della pescheria Sechi.

A guardare i prezzi dei gamberi, la sensazione è di trovarsi in gioielleria: ci sono gamberoni locali rossi come semafori a 64,90 euro al kg, altri a 69,90 euro, altri ancora a 54,90. «I gamberi non si possono più prendere, sono come i diamanti», dice una cliente. Quelli di pezzatura più piccola invece arrivano a sfiorare i 30. «Prenderò spigole e gamberi, il budget è tra i 50 e i 70 euro – dice un signore –, chiudo un occhio anche se i prezzi sono diventati più alti del normale».

La spesa in vista di ferragosto? Si fa con il freno a mano tirato. «Il rincaro maggiore l’ho visto sul pescato selvatico – dichiara il titolare di un’altra pescheria–. I margini di guadagno sono ridotti all’osso, i prezzi sono aumentati anche di 10 euro al kg, per noi è diventato impossibile acquistarli». «Cozze, vongole, calamari e poi muggini, sgombri e orate, c’è un po’ di tutto nella lista della spesa dei sassaresi», parola di Alessandro Tanca, ma un altro pescivendolo all’ingresso rivela che sta andando bene anche la vendita dell’aragosta precotta, che va dai 36 ai 42 euro.

«Il pescato locale è troppo caro, prendo questi calamari marocchini, convengono e sono buoni lo stesso, li farò arrosto – dice un cliente –, oppure mi conviene di più congelarli, visti i prezzi, quelli locali costano 35 euro al kg». Tanto pesce e poca carne sulle tavole dei sassaresi, ma c’è chi comunque non rinuncia al porcetto: «Il prezzo pagato all'allevatore è di 7 euro al chilo ma il prezzo della carne venduta al cliente si forma sul peso dopo la macellazione – precisa Roberto Loriga, titolare dello storico esercizio e presidente del Gremio dei Macellai –. Io vendo il porcetto sardo a 14,90 euro al chilo, 2 euro meno dell'anno scorso, e quest'anno il porcetto estero non mi sembra stia facendo una grande concorrenza».

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