Bitcoin torna a correre e sfiora gli 80mila dollari: cosa c’è dietro il nuovo rally delle criptovalute
In una settimana guadagna oltre il 20%. Pesano il pressing di Trump sul Clarity Act, gli acquisti attraverso gli Etf e il ritorno della liquidità sui mercati
Roma Il Bitcoin torna a correre e riaccende l’interesse sul mercato delle criptovalute. Dopo mesi difficili e una lunga fase di debolezza, venerdì 21 agosto la principale valuta digitale ha superato i 78mila dollari, arrivando nel corso della seduta a sfiorare quota 80mila. Il rialzo settimanale ha superato il 20%, con quotazioni tornate sui livelli più alti da maggio. Resta comunque ancora molto lontano il record storico di oltre 126mila dollari raggiunto nell’ottobre 2025.
Il movimento non riguarda soltanto Bitcoin. Anche le principali altcoin, cioè le criptovalute alternative alla capostipite del settore, hanno recuperato terreno. Ether, la valuta della rete Ethereum, ha messo a segno un rialzo settimanale superiore al 25%. Parallelamente sono tornati gli acquisti anche sull’oro: venerdì il metallo prezioso ha raggiunto circa 4.604 dollari l’oncia, con un progresso dell’1,6% e i massimi da oltre tre mesi.
Non c’è soltanto il Clarity Act
Una delle spiegazioni del rally è arrivata da Washington. Mercoledì 19 agosto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente chiesto al Congresso di approvare il Clarity Act, il provvedimento destinato a costruire un quadro federale organico per il mercato americano degli asset digitali. Ma attribuire l’intero rialzo alla politica sarebbe riduttivo. A sostenere Bitcoin hanno contribuito anche altri fattori. Il Tesoro americano ha annunciato un aumento dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, una mossa che ha alimentato le aspettative di maggiore liquidità e contribuito all’indebolimento del dollaro. Contemporaneamente sono ripresi con forza gli afflussi negli Etf spot su Bitcoin: tra lunedì e giovedì sono entrati circa 1,6 miliardi di dollari. Il rapido aumento delle quotazioni ha inoltre costretto molti investitori che avevano scommesso sul ribasso a chiudere le proprie posizioni, amplificando ulteriormente il movimento attraverso il cosiddetto short squeeze.
Che cosa cambierebbe con il Clarity Act
Il Digital Asset Market Clarity Act prova soprattutto a risolvere una questione rimasta a lungo aperta negli Stati Uniti: stabilire con maggiore precisione quali criptovalute debbano essere considerate titoli finanziari e quali, invece, rientrino nella categoria delle digital commodities, e quindi quale autorità debba vigilare sulle diverse attività.
Il testo è stato approvato dalla Camera il 17 luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari, ma non è ancora diventato legge. Al Senato il percorso resta complesso: dopo il rinvio estivo, è previsto per il 15 settembre un voto procedurale determinante per capire se esistano i 60 consensi necessari a portare avanti il provvedimento.
In base all'impianto della legge, alla Commodity Futures Trading Commission (Cftc) verrebbe affidata una parte centrale della supervisione sul mercato delle digital commodities, compresi exchange, broker e dealer, mentre la Securities and Exchange Commission (Sec) continuerebbe a esercitare le proprie competenze sui prodotti che hanno natura di security e su specifiche attività soggette alla normativa finanziaria. Gli intermediari in digital commodities sarebbero sottoposti a registrazione e a regole su controlli, custodia e separazione dei beni dei clienti.
Si tratterebbe, però, più di un consolidamento delle regole che di una rivoluzione. Nel marzo 2026 Sec e Cftc hanno già adottato un'interpretazione comune secondo la quale la maggior parte degli asset crittografici non è di per sé una security, introducendo una classificazione che comprende, tra le altre categorie, le digital commodities. Il Clarity Act avrebbe il vantaggio di trasformare parte di questo orientamento regolamentare in una cornice legislativa più stabile e quindi meno esposta ai cambi di indirizzo di future amministrazioni.
È proprio questo uno degli aspetti che interessa maggiormente banche, fondi e investitori istituzionali. I grandi operatori possono già esporsi alle criptovalute, anche attraverso gli Etf, ma una legge federale ridurrebbe il rischio normativo e renderebbe più prevedibili le regole del mercato americano. Non significa automaticamente che arriveranno nuovi capitali, ma eliminerebbe una delle principali fonti di incertezza del settore.
Il ciclo dei quattro anni
C’è infine una spiegazione che guarda alla storia del Bitcoin. La criptovaluta è caratterizzata dall’halving, il meccanismo incorporato nel protocollo che ogni 210mila blocchi, approssimativamente ogni quattro anni, dimezza la quantità di nuovi Bitcoin distribuiti ai miner. L’ultimo halving si è verificato nell’aprile 2024.
Nei cicli precedenti al dimezzamento è generalmente seguita una lunga fase rialzista, culminata in un nuovo massimo storico, e successivamente una profonda correzione. Dopo l’halving del 2024 Bitcoin ha effettivamente raggiunto il record di oltre 126mila dollari nell’ottobre 2025, prima di perdere più della metà del proprio valore e scendere nel 2026 fino alla zona dei 60mila dollari.
La somiglianza con i cicli precedenti alimenta quindi l’ipotesi che il mercato possa trovarsi nella fase in cui vengono progressivamente costruite le basi per il ciclo successivo, in vista del prossimo halving previsto nel 2028. È però un modello statistico, non una regola: la struttura del mercato è cambiata profondamente con l'arrivo degli Etf, degli investitori istituzionali e di una regolamentazione sempre più estesa.
Per questo il balzo degli ultimi giorni non basta ancora a decretare la nascita di un nuovo mercato rialzista. Dal punto di vista tecnico, Bitcoin ha comunque fornito segnali importanti, superando la media mobile a 200 giorni e interrompendo la lunga fase di debolezza. Adesso il primo banco di prova è soprattutto psicologico: quota 80mila dollari. Un consolidamento sopra questa soglia rafforzerebbe il recupero; una nuova correzione dimostrerebbe invece che la ricerca del minimo del ciclo non è ancora conclusa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
