Su Marte c’erano le spiagge: Perseverance trova nel cratere Jezero le tracce lasciate dalle onde
Scoperti sedimenti modellati dall'acqua e rocce trasformate da fluidi sotterranei
Londra Che aspetto aveva Marte quando sulla sua superficie scorreva ancora acqua liquida? Una parte della risposta potrebbe trovarsi nel cratere Jezero, dove il rover Perseverance della Nasa ha individuato le tracce di quella che miliardi di anni fa era una vera e propria costa, modellata dalle onde di un grande lago.
Le osservazioni sono al centro di uno studio internazionale guidato dall'Imperial College di Londra e pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Planets. I ricercatori hanno analizzato la Margin Unit, una formazione ricca di olivina e carbonati che corre lungo il margine interno occidentale del cratere e che Perseverance ha esplorato per circa 350 giorni marziani tra il 2023 e il 2024.
Prima dell'arrivo del rover non era chiaro come queste rocce si fossero formate. Le immagini e le analisi raccolte sul terreno indicano ora una storia più complessa. La parte principale della formazione sembra avere un'origine ignea: potrebbe essersi formata attraverso l'accumulo di cristalli all'interno di una massa di roccia fusa in raffreddamento, forse un'intrusione sotterranea o un antico lago di lava. In seguito la roccia sarebbe stata profondamente modificata dalla circolazione di fluidi ricchi di anidride carbonica nel sottosuolo. L'olivina ha reagito con questi fluidi formando carbonati, serpentino e silice.
È un passaggio importante anche dal punto di vista della ricerca della vita. Sulla Terra ambienti sotterranei nei quali acqua e roccia interagiscono a lungo possono offrire condizioni compatibili con la presenza di microrganismi. I carbonati, inoltre, sono particolarmente interessanti perché possono conservare informazioni sull'ambiente in cui si sono formati e, in determinate condizioni, anche eventuali tracce biologiche.
La scoperta più suggestiva arriva però dalle zone più basse della Margin Unit. Qui Perseverance ha osservato arenarie stratificate formate da granuli di dimensioni simili a quelle della sabbia, in molti casi arrotondati. La disposizione degli strati, le superfici di erosione e la forma dei granuli sono compatibili con il continuo movimento dell'acqua lungo una riva.
In sostanza, il rover sta osservando ciò che resta di un'antica spiaggia marziana. Secondo la ricostruzione proposta dagli studiosi, le onde del lago avrebbero eroso le rocce della Margin Unit, trasportandone e rielaborandone i frammenti lungo la costa. Gli strati conservano strutture compatibili anche con piccoli accumuli sabbiosi prodotti dal moto dell'acqua.
C'è poi un dettaglio che permette di aggiungere un nuovo capitolo alla storia di Jezero. Questi sedimenti costieri si trovano al di sotto dei depositi del grande delta occidentale del cratere. Ciò significa che una fase con acqua stabile nel bacino esisteva già prima della formazione del delta alimentato dal fiume. Il passato umido di Jezero potrebbe quindi essere stato più lungo e articolato di quanto ricostruito finora.
Un quadro coerente emerge anche da un secondo studio dedicato alla formazione Bright Angel, affiorante nella Neretva Vallis, l'antica valle che portava acqua nel cratere. Qui Perseverance ha trovato soprattutto sottili strati di roccia fangosa, depositati in acque tranquille, invece dei materiali grossolani che ci si aspetterebbe da un fiume impetuoso. Questi sedimenti si trovano inoltre tra 10 e 50 metri più in alto rispetto al livello ricostruito per il lago principale di Jezero.
L'ipotesi che meglio spiega le osservazioni, secondo gli autori, è che in una fase successiva la valle sia stata sbarrata e che a monte si sia formato un secondo lago, separato e più elevato. Non è l'unica spiegazione possibile, ma è quella che nello studio risulta maggiormente compatibile con la struttura e la distribuzione dei sedimenti osservati.
Perseverance ha anche raccolto tre campioni dalla Margin Unit e un campione, chiamato Sapphire Canyon, dalla formazione Bright Angel. Analizzarli nei laboratori terrestri permetterebbe di studiarli con strumenti impossibili da trasportare su Marte e di cercare con maggiore precisione eventuali biofirme.
Il loro ritorno sulla Terra, però, al momento non è garantito. Il programma Mars Sample Return progettato dalla Nasa e dall'Agenzia spaziale europea non dispone oggi di una missione di recupero approvata: la Nasa ha indicato nel bilancio 2026 la cessazione dell'architettura precedente, giudicata troppo costosa, e la sua pagina ufficiale aggiornata nell'agosto 2026 descrive il progetto come una campagna proposta. Negli anni precedenti l'agenzia aveva già coinvolto diverse aziende nello studio di soluzioni alternative e meno onerose.
I campioni restano quindi per ora su Marte. E con loro rimane una domanda che le nuove osservazioni rendono ancora più interessante: se Jezero ha ospitato per lunghi periodi coste, laghi e acqua nel sottosuolo, in qualcuno di questi ambienti potrebbe essere comparsa anche la vita?
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