Allarme “malattia della pioggia”, oltre un centinaio di casi accertati: cosa è, sintomi e cura
Nell’uomo è sempre stata considerata rara, ma negli ultimi mesi l’aumento delle infezioni ha attirato l’attenzione degli enti sanitari
“Malattia della pioggia” è il soprannome della dermatofilosi, un’infezione provocata dal batterio Dermatophilus congolensis, conosciuto soprattutto in ambito veterinario perché colpisce bovini, cavalli, pecore e altri animali. Nell’uomo è sempre stata considerata rara, ma negli ultimi mesi l’infezione ha attirato l’attenzione per l’aumento dei casi registrati in Europa.
L’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha segnalato focolai a partire da dicembre 2025 e, nell’ultimo aggiornamento del 21 agosto, ha contato 123 casi in 10 Paesi europei: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.
Secondo l’Ecdc, i casi sono stati osservati prevalentemente, ma non esclusivamente, tra uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, con diverse infezioni associate alla frequentazione di locali in cui si pratica sesso, comprese le saune. È quindi emersa l’ipotesi di una trasmissione da persona a persona attraverso uno stretto contatto pelle contro pelle, anche durante rapporti sessuali. Non viene esclusa la possibilità di trasmissione indiretta attraverso superfici e oggetti contaminati.
Sintomi e cura
«Il batterio Dermatophilus congolensis è conosciuto da molto tempo soprattutto in medicina veterinaria», spiega il virologo Fabrizio Pregliasco. «La novità riguarda i casi comparsi recentemente in diversi Paesi europei. Tradizionalmente l’infezione umana era associata al contatto con animali infetti o materiale contaminato, mentre oggi è emersa la possibilità di una trasmissione interumana».
La dermatofilosi provoca principalmente lesioni cutanee, tra cui papule, pustole, croste, desquamazione e talvolta prurito. Le lesioni possono comparire su diverse zone del corpo, comprese regione genitale e inguinale, cosce, tronco e volto. I sintomi possono però essere simili a quelli di altre infezioni della pelle o sessualmente trasmesse.
La malattia, sulla base dei dati disponibili, è generalmente lieve e i casi osservati hanno risposto bene alla terapia antibiotica, locale o sistemica. Nei focolai europei non sono state finora segnalate complicanze gravi.
Perché si chiama “malattia della pioggia”
Il nome deriva dalle espressioni inglesi “rain rot” o “rain scald”, utilizzate soprattutto per indicare la malattia negli animali. Non significa quindi che l’infezione venga trasmessa dalla pioggia: l’umidità persistente favorisce la macerazione della pelle e rende più facile l’azione del batterio, soprattutto in presenza di piccole abrasioni.
«Per la popolazione generale il rischio viene attualmente considerato molto basso», sottolinea Pregliasco. A essere maggiormente esposti sono soprattutto allevatori, veterinari e persone a stretto contatto con animali, mentre nell’attuale situazione europea meritano attenzione anche coloro che hanno contatti cutanei ravvicinati e frequenti in ambienti caldo-umidi.
La prevenzione consiste nell’evitare il contatto con lesioni sospette, non condividere asciugamani, indumenti e biancheria con persone infette e proteggere eventuali ferite o abrasioni. In caso di lesioni cutanee insolite dopo un’esposizione a rischio è consigliabile rivolgersi al medico.
«Non siamo di fronte a una nuova emergenza infettiva, ma a un fenomeno insolito che merita sorveglianza», conclude Pregliasco. L’Italia, al momento, non risulta tra i Paesi che hanno segnalato casi nell’ambito di questo evento.
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