Padre, madre e figlia di 5 anni trovati morti in casa: le lettere d’addio, l’ultimo messaggio all’amica e il mistero su chi ha sparato
Una ventina di buste trovate in casa, l’ultima conversazione venerdì e gli accertamenti su eventuali difficoltà economiche: decisivi autopsie e rilievi balistici
Roma Una famiglia trovata senza vita nella propria casa, una pistola accanto ai corpi e una ventina di lettere d’addio lasciate sul tavolo del soggiorno. I carabinieri stanno cercando di ricostruire quanto accaduto nell’abitazione di via dell’Antracite, nel quartiere Pietralata, dove lunedì 31 agosto sono stati scoperti i corpi di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano, entrambi quarantenni, e della loro figlia Bianca, di appena cinque anni. È stato trovato morto, raggiunto da un colpo di pistola, anche Teo, il cane della famiglia.
L’ipotesi sulla quale lavorano gli investigatori è quella di un doppio omicidio seguito da un suicidio, ma resta ancora da stabilire quale dei due adulti abbia esploso i colpi. Saranno gli esami autoptici e soprattutto gli accertamenti balistici a fornire elementi decisivi.
Il decesso dei tre potrebbe risalire alla fine della scorsa settimana. Da alcuni giorni familiari e conoscenti non riuscivano più a mettersi in contatto con la coppia. Lunedì mattina sono stati i fratelli di Abbasciano, tecnico informatico, a preoccuparsi e a chiedere l’intervento del 112.
Nell’appartamento i carabinieri del reparto operativo e della compagnia Montesacro, insieme al pubblico ministero di turno, hanno effettuato un lungo sopralluogo. Vicino ai corpi è stata recuperata una Glock regolarmente denunciata da Abbasciano per la detenzione nell’abitazione. Sul tavolo, invece, c’erano numerose buste indirizzate a familiari. In almeno uno dei messaggi sarebbero contenute indicazioni sulla gestione dei beni e sull’assistenza da garantire ai parenti. Le lettere saranno esaminate dagli investigatori anche nella speranza di trovare elementi utili a chiarire il movente.
Gli accertamenti stanno cercando di ricostruire soprattutto le difficoltà affrontate negli ultimi anni dalla famiglia. Bianca, nata prematura, aveva una grave disabilità e dal 2021 i genitori erano impegnati nella ricerca di cure e terapie. Secondo alcuni conoscenti avevano valutato anche la possibilità di rivolgersi a uno specialista in Messico. La madre aveva lasciato il lavoro per dedicarsi alla figlia, mentre la famiglia era seguita dai servizi sociali del IV Municipio e aveva attivato l’assistenza domiciliare.
Gli investigatori stanno verificando anche l’eventuale presenza di difficoltà economiche o di altri problemi sopraggiunti negli ultimi tempi. Potrebbero quindi essere ascoltati familiari, amici e gli operatori sociali che conoscevano la situazione della famiglia. Al momento, però, non ci sono elementi definitivi che consentano di individuare una causa precisa del gesto.
«Siamo sbigottiti, è un dramma», ha dichiarato Massimiliano Umberti, presidente del IV Municipio, ricordando che la famiglia era conosciuta dai servizi sociali del territorio.
Il dolore emerge anche dal messaggio pubblicato su Facebook da Morena, un’amica di Valentina, che aveva conosciuto la coppia durante un percorso affrontato insieme per le rispettive figlie. Le due famiglie avevano trascorso anche alcuni periodi all’estero e avevano mantenuto negli anni un rapporto molto stretto. L’ultimo contatto risaliva a venerdì: Morena aveva scritto all’amica durante un viaggio, senza ricevere la consueta risposta.
Nel suo ricordo parla di un dolore «immenso» e conclude con un appello che va oltre la vicenda di Pietralata: «Nessuno deve sentirsi solo quando c’è una disabilità in famiglia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
